CHE ESTATE!


La stagione Invernale era appena terminata, qualche clemente scampolo della coda primaverile faceva presagire una buona estate, io ero al solito bar gelateria con i soliti amici, quelli di sempre con cui ero cresciuto e con cui mi confrontavo su ogni cosa, Enrico, Sandro, eravamo tutti li a parlare del più e del meno, loro mi chiedevano com’era andata in montagna, se ero andato a sciare e se avevo incontrato quel personaggio piuttosto che un altro. La storia dei personaggi va un po’ contestualizzata; forse è sempre stata una mia impressione di ragazzo di campagna così come a volte amo definirmi, sopratutto da quando vivo in una metropoli come Milano ma all’epoca dei fatti i veri personaggi erano molto pochi per lo più provenienti dal mondo del cinema o della televisione o campioni dello sport, incontrarli non era scontato, o almeno sembrava a me che abitavo in un operoso paesino del veneto orientale. C’erano personaggi veri e piuttosto inaccessibili, arrivare a loro era quasi un privilegio, non c’erano i social e l’esposizione mediatica di ognuno era relativa a quello che era in effetti il loro lavoro. Conoscevi un calciatore non per il suo profilo Instagram ma per la partita che aveva giocato o se la domenica sportiva ne aveva parlato ed era sicuramente un campione, l’esposizione mediatica era certamente inferiore ad oggi. Un’ attrice quindi era conosciuta per i film che aveva fatto e al limite per qualche love story citata da qualche rivista di gossip, ed è per questi motivi che poi tornando gli amici mi chiedevano chi avessi incontrato, forse come me immaginavano un mondo patinato fatto da vip e affini, ma tutti sappiamo che in fondo non era poi cosi, i veri vip al villaggio eravamo noi, l’Equipe, anzi il più delle volte i veri personaggi si dimostravano essere molto più normali di come ce li volevano far percepire, e a dire il vero in 34 stagioni di personaggi che oggi sono ancora veri vip e non meteore social ne abbiamo conosciuti veramente tanti anzi addirittura capitava di averli a tavola e di non riconoscerli, cosa successa me personalmente nel 94 che al tavolo con la famosissima conduttrice Milly Carlucci non mi resi conto di chi fosse. Ma questa è un’altra storia.


Ogni fine stagione era così, non sapevi quando saresti ripartito, oramai avevo vinto una delle mie molteplici personalissime insicurezze e non pensavo più al : “se fossi partito” piuttosto, al “dove mi avrebbero spedito”? E anche quel maggio con breve preavviso come al solito, arrivò il postino con la busta contenente il telex oramai riconoscibile sopratutto per l’errore di intestazione Valtrù… naturalmente erano scritti gli estremi del viaggio per l’arrivo al villaggio, scoprii quindi che la destinazione era Pollina… Non sapevo nemmeno dove fosse collocata geograficamente quella destinazione, sfogliai un atlante vidi che si trovava vicino a Cefalù, un viaggio lunghissimo, pensai, per altro, da percorrere in treno. Mamma Valtur, nonostante la sua benevolenza, forniva di rado il rimborso per il viaggio in aereo sul territorio nazionale. In poco tempo riuscii ad organizzare sia il viaggio che il bagaglio., cosa non di rilevanza secondaria per chi parte in treno per una stagione di 4 o 5 mesi. A dire il vero quella destinazione metteva una certa ansia. Al tempo, Pollina era il villaggio estivo di punta per Valtur, ovvero quello con una clientela dinamica, giovane, spesso benestante, sicuramente già fidelizzata; di conseguenza le aspettative su ogni cosa erano altissime. io grazie alle mie proverbiali insicurezze da “uomo senza macchia e senza paura” arrivai a Pollina sicuro che sarei andato alla grande, oltretutto non avrei lavorato con Fiorello, e questo non mi metteva molta tranquillità come ho già potuto raccontare in altri memories, Fiorello dava una garanzia, potevi brillare di luce riflessa. Cominciai a conoscere poco dopo il mio nuovo capo animatore, Massimo Galati che aveva un modo di fare animazione completamente differente, basato molto sulla sua ottima presenza scenica sulla capacità di travestirsi vestendo in scena in modo più che dignitoso gli abiti femminili, dai body alle minigonne a quelli da sera.


Non che Fiorello non lo facesse, anzi ai tempi il travestimento era una caricatura che faceva divertire, sopratutto quando gli interpreti erano capaci di interpretare quel ruolo in modo ironico e non volgare. Io ero un animatore “musicista”, che aveva “studiato” alla scuola “Fiorello”, erano pochi i punti in comune con quel modo un po’ club mediterranee fatto di equivoci e drag Queen a cui in seguito mi sarei adattato, ma non mi sono dovuto assolutamente preoccupare, Massimino così lo chiamavamo, mi ha voluto lasciare carta bianca sopratutto come animatore durante il giorno, e devo dire che in quella stagione non me la cavai poi male anzi! A darmi maggiormente coraggio c’era la ormai consolidata amicizia con il grande Enzo Oliveri che mi volle per quella stagione, anche perchè alcune dinamiche di intrattenimento, bisogna dirlo, nascono dall’affiatamento dall’amicizia e dalla conoscenza reciproca degli attori in scena, e il villaggio è scena, palcoscenico, set cinematografico, con un unica variante, il copione non esiste anzi è il verismo della realtà fatto di persone che si confrontano e si stimano e che a volte litigano ma hanno sempre a cuore un piccolo, vitale, fatto:


La soddisfazione del cliente. In Valtur questo si chiamava più semplicemente mentalità, prendere in carico in modo empatico le esigenze del cliente era un must richiesto per lavorare nei villaggi all’epoca dei fatti, non tanto in fase di colloquio o di assunzione ma era fondamentale durante la stagione, in pratica, una vera e propria “Skill” come si dice oggi. Qualcuno potrà leggere tra le righe un po’ di ipocrisia, nel mio caso no, al netto delle mie timidezze e delle mie goffaggini iniziali a me piaceva proprio conoscere ogni giorno gente nuova e se potevo risolvere un piccolo o grande problema cercavo di risolverlo così per il gusto di farlo. Molti sono stati i casi di persone che mal volentieri sposavano questa causa, alcuni compensavano con una grande carica di aziendalismo, oppure di carrierismo, io lo facevo perchè a me era piaciuto subito e continuava a piacermi, con tutti i difetti che in tutti gli anni di questa splendida esperienza mi sono portato dietro, d’altro canto, chi nasce tondo non può morir quadrato dice il vecchio adagio.

Mi accorsi comunque subito che le cose erano cambiate, non ero più sotto l’ala protettiva di Fiorello anzi in quella stagione a dover sostenere quel ruolo ero io, Massimino (così come chiamavamo il capo-animatore) si occupava moltissimo della regia degli spettacoli passando molto tempo a lavorare in cabina suono, col burbero ma bravissimo e dal cuore d’oro Marco Russo, che per altro condivideva la cabina suono all’epoca con Mario Zumpano detto Zumpi un genietto capace di inventare giochi di luce e altre diavolerie al fine di risultare veri e propri effetti speciali nella scena degli spettacoli, Nicoletta Cecchini, instancabile e dolcissima costumista dalle forme prosperose che però passavano letteralmente in secondo piano rispetto al suo carattere mite e amichevole e soprattutto disponibile (lavorativamente parlando) anche lei continua a cucire abiti per spettacoli e scuole di danza ed ha sposato Rudy un ragazzo che lavorava come capo Bar, Valtur love Power, e quando si dice Valtur, palestra di vita, non ci si sbaglia quasi mai. Anche gli scenografi erano una coppia veramente in gamba, disponibili e tecnicamente molto preparati


Per esempio il romano Massimo, esperto di scenotecnica teatrale. Poi la grande coreografa che aveva l’arduo compito di farci ballare la verace sicilianissima Simonetta Vaccara, ancor oggi affermatissima maestra di danza a Padova. Massimino che un po’ per ruolo un po’ per essenza, scherzosamente voleva farsi chiamare “mamma” e li, nasceva il gioco, l’equivoco e tutto quello che una situazione simile può darti, in scena e non… “come ti ho fatto di disfo!” diceva in modo maternalistico, ma al di la dello scherzo, lui mi disse già da subito, – Giulio a me piace poco fare tutte quelle cose di animazione di giorno, per cui pensaci tu, anzi se puoi apri pure le serate in teatro! A me, per quanto sarà possibile, lasciami lavorare agli spettacoli dove sicuramente rendo meglio. – Infatti Massimo sul palco era molto bravo, era capace di reggere il suo personaggio, sia nei musical che nei cabaret in modo esemplare riuscendo ad essere sempre di classe e mai volgare. Massimo mi aveva dato o forse concesso una grande responsabilità ed anche opportunità. Anche questo aveva fatto si che quella diventasse una stagione indimenticabile. Enzino ormai credo si fidasse abbastanza di me, infatti assieme creammo lo stesso tipo di dinamiche di animazione che si erano create con Rosario, (anche se lui era lui ed io ero io, eh, nessun giudizio di valore in questa storia, giochiamo tutti a calcio tranne che Fiore era realmente “ingiocabile”.) Sto facendo paragoni, forse, ma sicuramente non si tratta del caso di Giotto con Cimabue, spero si sia capito. Io capivo comunque qualcosa stava funzionando dagli schiaffi che Enzino distribuiva e a dire il vero, se era ancora valido il postulato che Enzo dava gli schiaffi a chi voleva bene, resto sorpreso che non mi abbia chiesto di sposarmi! C’era solo Fiorello che credo ne abbia presi più di me. (gli schiaffi di Enzo Oliveri erano affettivi, scherzosi, mai violenti. (NDR per chi non conosce i soggetti in questione.)


L’equipe era molto sportiva ed essendo in quel tipo di villaggio c’erano personaggi che lo conoscevano bene anche perchè era uno di quei villaggi dove la gente amava ritornare; la giornata era un insieme continuo di attività, sia diurne che serali e addirittura notturne. Da li a pochi anni il villaggio di Pollina venne chiamato “villaggio Energy” seguendo la nomenclatura commerciale dei tempi, ovvero un posto dove lo sport ed il divertimento la facevano da padrone… L’ospite tipo, partecipava quasi sempre a più attività e a più eventi giornalieri, più ne organizzavi più ne voleva. Anche questa era Valtur. Mi trovai subito bene con tutti, per esempio con l’amica Cristiana Monaco che faceva l’istruttrice di nuoto e che era diventata un’amica e confidente, ora è ancora istruttrice di nuoto, vive a Piombino ed è sposata con Vito Sottile anche lui uomo Valtur ed ex capo materiali, ricordo che facevamo pure i passaggi animazione durante le esibizioni di sci nautico, dove io spesso rovinavo in acqua vestito con le imbarazzanti tutine a righe. In quella stagione ebbi un ottimo rapporto anche con Gianluca Mazzuccato di Padova, all’epoca, ragazzone con il fisico da vero capo degli sport, alto robusto biondo, non palestrato.

Dinamico al punto giusto, elegante la sera, usava spesso ironizzare sul suo abbigliamento, “Hei, fai piano che mi rovini il Tasmania di Armani” una delle sue frasi che usava anche nei cabaret, ma Gianluca era anche molto organizzato ed i suoi lo seguivano in modo pedissequo, oltretutto l’equipe sportiva aveva dei pezzi da 90 sopratutto piazzati in zona mare, dove lo sport principe era lo sci Nautico, per cui molti ragazzi dello sport avevano appena terminato la stagione a Les Paletuvieres il villaggio africano della Costa d’Avorio ma oltre a loro a Pollina arrivavano pure i clienti, di di quel villaggio. Ricordo nell’equipe di sci Nautico personaggi incredibili come Salvatore Arena e Massimo Ciamacco detto Camacho) e la indimenticabile Cristina Cassa di cui parlerò tra poco. La clientela Pollinese era definita come esperta, fidelizzata, che aveva già visto tutto e che conosceva tutti i personaggi e glia aspetti di ogni parte del villaggio; quindi sulla carta: difficile! Uno dei motivi per cui all’epoca la gente sceglieva di passare le vacanze al villaggio bello era che a quell’epoca le persone volevano dimenticare chi fossero e che ruolo occupassero nella società reale, quella del mondo del lavoro e delle rispettive routines quotidiane. Da una parte era si, una clientela complicata dall’altra era anche fatta da persone che volevano realmente rilassarsi e divertirsi, non c’era quindi un reale bisogno di grosse sovrastrutture, bastava essere gentili sorridenti, educati e per quanto si riuscisse ad esserlo: veri. Io credo di esserlo stato sia nel bene che nel male, si può comprendere facilmente la parte del bene poiché la difficile clientela era anche piuttosto giovane e in questa gioventù abbondavano le ragazze.. chiudo l’argomento per decenza, ma Pollina era un Villaggio in cui la parola dormire si pronunciava in genere dopo le 4 di notte. Beh, ogni tanto qualcuno non usava la stessa educazione, cordialità, empatia con cui noi eravamo abituati a trattare, compresa la dovuta deferenza verso gli ospiti, ci fu un giorno nel quale un noto sociologo personaggio piuttosto in voga nelle tv e nei giornali pretendeva di riservare un tavolo al ristorante che gestivo, i suggestivo “Le Rocce” con il menù a base di pesce, romantico, suggestivo. Tuttavia avendo finito di dare i posti (che venivano assegnati tramite un mazzo di carte dove ogni carta era un posto a tavola e dovevano essere assegnati la mattina entro le 11) Il noto sociologo con la sua signora si presentarono poco prima dell’apertura del ristorante e incontrandomi sul vialetto mi chiese se ci fossero ancora posti al ristorante le Rocce, risposi che per quella sera era già tutto al completo, ma lui mi incalzò chiedendomi di favorirlo e liberare qualche posto per lui. Risposi che a quell’ora non potevo assolutamente chiedere a chi si era prenotato alle 10 di mattina di lasciare il posto a chiunque; Il personaggio iniziò a cambiare tono dandomi del maleducato richiamando la mia attenzione su chi fosse lui, ed io ancora educatamente risposi che non sarebbe dipeso da chi fosse ma dal fatto che di posti non ce ne fossero e non avrei potuto a quel punto al cameriere di preparare un altro tavolo (inesistente) o al cuoco di ricucinare il riso ai frutti di mare per due… Iniziò quindi ad improperare sull’organizzazione minacciando di andare dal capovilaggio a dirgli che non l’avevo favorito. Risposi: che poteva andare da chi voleva, ma sopratutto che sarebbe potuto a quel punto andare a… (lo avrete capito senza bisogno di disegnino) Se ne andò improperando. Io chiamai subito Enzino per ragguagliarlo sulla situazione e sull’incidente diplomatico, lui mi disse di non preoccuparmi… la cosa fini li.


Avevo comunque dimenticato di dire che a pollina c’erano diversi ristoranti, il centrale, le Rocce, il Magic Piano, il Pigalle dove si teneva un menù stile elegante con degli spettacoli di ballo e quello dello sport, più spartano, al mare, gestito dall’equipe della vela, insomma una bella varietà per l’epoca.


Durante le esibizioni di sci nautico a me toccava sempre un passaggio cosiddetto d’animazione dove cercavamo di fare una caricatura di quelli che erano i veri professionisti di questo sport gli istruttori, e a Pollina arrivavano fior fiore di Istruttori, gente che praticava circuiti agonistici anche internazionali. Una cosa simpatica era quando per pubblicizzare lo sci nautico in piscina, si prendeva questo o quel cliente e dopo averli fatto indossare gli sci d’acqua lo si trainava a braccia con una corda e il bilancino, spesso il poveretto finiva in acqua rovinosamente,


ma spesso arrivava al villaggio il piccolo (all’epoca era proprio piccolo) Cristiano, fratello di Corrado e Carlo che stavano allo sci Nautico e fratelli della immensa Cristina, i quattro fratelli erano figli di un campione d’Europa di sci nautico e di cognome facevano Cassa. Cristina Cassa divenne presto capo villaggio, un carattere forte e sportivo che nascondeva una dolcezza straordinaria, oltre che una vera lavoratrice instancabile capace di affrontare a viso aperto chiunque e di caricarsi sulle spalle gli “Hobie-cat 18” di cui era dotata l’equipe della vela … Cristina aveva un corpo muscoloso da vera atleta, le si leggeva lo sport negli occhi e sopratutto nel cuore ma esprimeva una femminilità unica. Penso che il mondo e sopratutto il nostro mondo, l’abbia perduta troppo presto e che qualcuno lassù l’abbia voluta vicino per vantarsi di averla vicino. la piangiamo ancora oggi a causa di un maledettissimo, banalissimo, incidente in motorino.


Una volta a Pollina durante dei giochi a squadre mi trovai a sfidarla proprio frontalmente e simulammo una lotta, durai tre secondi finii in piscina vestito tra le risate generali, fu lei stessa a raccogliermi grondante senza il bisogno di sentirsi forte, semplicemente lo era. Energia pura maschile e fragile dolcezza tipicamente femminile (mi scuso per lo stereotipo), queste erano le caratteristiche che voleva far trasparire, sopratutto quando in compagnia , libera da stress lavorativi si rilassava. Che dire, una grande perdita per tutti noi e per Valtur, riposa in pace, grande Cristina. Mario Zumpano detto Zumpi, era il tecnico luci, ma non solo quello, aveva come capo il rude ma eccezionalmente preparato, Marco Russo, che gli chiedeva in base alle esigenze del villaggio tutte le cose che normalmente si usano fare nei villaggi, ” metti le luci di la, sposta il faretto più in qua, metti la montarbo al mare, leva la montarbo dal mare e piazzala al ristorante, scendi alle rocce e recupera il cavetto per attaccare l’impianto al mixer ” ecc ecc. Lui, Zumpi era sempre pronto, oltretutto in un villaggio come Pollina il DJ ovvero la terza figura della cabina suono servizio dell’animazione lavorava fino a tarda notte e per le attività della mattina fino a pranzo era da considerarsi fuori gioco. ZUMPI era sempre pronto, e sopratutto geniale. La sera in teatro alla fine dello spettacolo amavo fare delle chiusure teatro dove improvvisavamo un po di cose e devo dire che in quella stagione questi momenti sono stati parecchio divertenti ed aggreganti, oltretutto al villaggio da poco era Arrivato Piermaria di cui vorrò parlare dopo, di lui e della nostra amicizia, comunque, in quella stagione, quel momento particolare era diventato un appuntamento fisso e molte persone non se ne andavano dal teatro finché non si spegneva tutto e sopratutto non finivamo di “cazzeggiare” . In alcuni momenti anche grazie alla complicità di Enzo il C.V. quel cazzeggio risultava addirittura più divertente di altri momenti più strutturati, poiché si capiva benissimo che era improvvisazione pura, inventavamo sketches, creavamo situazioni con gli ospiti e realmente noi per primi ci facevamo delle grasse risate. Era Pollina o almeno quello che ci si aspettava da un villaggio di quel tipo. Quella sera dopo aver fatto il verso alla pasta Barilla sceneggiando la sua pubblicità con me al microfono e Piermaria che cercava di mimare tutto quello che dicevo, passai ad un altro argomento, da palo in frasca cosi senza canovaccio ne copione mi venne in mente una situazione thrilling, non ricordo neanche perchè mi venne in mente, ma una cosa ricordo benissimo, improvvisando pronunciai una frase: ” signori e signore è arrivato adesso il momento del giallo! (era naturalmente un allusione al tipo di situazione che avrei voluto romanzare assieme al mio socio Piermaria…) Appena pronunciai la parola “GIALLO” nemmeno fosse “Strega comanda colore” tutto il teatro divenne giallo, non so come fece, ma Zumpi era riuscito ad accendere solo i fari gialli del teatro per cui tutto era diventato di quel colore, e il pubblico rispose con un un “ohhhh” stupefatto, seguito da uno scrosciante applauso, mentre io e Piero non riuscivamo a capacitaci del come e come se non fosse bastato a quella scena si unì anche Marco Russo il tecnico del suono che mise subito dopo la musica di Twin Peaks : Apoteosi. Il pubblico per tutta la settimana ci chiedeva se avevamo preparato quella scena…Nulla di tutto ciò, era solo quello che in animazione veniva chiaramente chiamato affiatamento unito all’estro personale. Zumpi divenne un ottimo tecnico del suono e quando abbandono’ la vita di villaggio fece del suo hobby una vera professione, un inventore, che ha avuto anche collaborazioni con programmi televisivi e con artisti famosi. Lui dava una soluzione tecnica con pochi mezzi economici scarsi e se avevi bisogno di un effetto speciale lui lo trovava tra le sue cose, Archimede Pitagorico di Walt Disney… scansati! Tra gli altri ragazzi dell’animazione spiccava il nome di Marco Missinato inviato a Pollina con l’incarico di Pianista e devo dire che sui tasti se la cavava molto bene infatti oltre al classico piano-bar dell’ aperitivo serale, suonava assieme a me durante la chitarra e a lui fu dato da gestire uno dei 5 ristoranti d pollina il “Magic Piano” oltretutto aveva una cosa che a pollina avrebbe fatto un ulteriore differenza : era umile e sopratutto bello, non a caso pure lui arrivava da un mondo particolarissimo, quello dei fotoromanzi.


Il tempo passava abbastanza veloce, gli impegni quotidiani erano molti e c’era poco tempo anche per riposare. Mi chiamò Massimino e mi disse: dai Giulio che finalmente arriva un nuovo animatore villaggio e ti riposi anche tu,” rimasi freddo, in realtà pensavo: – come un altro animatore? non basto io? che cosa ho fatto di male? Mi vorranno già sostituire? Aggiunse Massimino leggendomi nel pensiero: “Tu stai andando benissimo, quindi non ti preoccupare di nulla, piuttosto, vediamo come va sto ragazzo che, ti avviso non è un ragazzino ma un uomo fatto, inoltre non ha esperienza di villaggio, ma fa l’attore. ” quelle frasi mi avevano tranquillizzato parecchio, capivo che avrei dovuto abituare il nuovo arrivato alla non facile vita di villaggio, il fatto che facesse l’attore un po’ mi imbarazzava, poteva essere uno di quei personaggi che ogni tanto capitano nei villaggi per svernare durante un periodo di non lavoro e poco adattabili a quel tipo di ritmi e di vita. “Ciao sono Piermaria ma chiamami pure Piero”. – Certo Piero,- dissi, ma raccontami un po’ di te, così capiamo cosa possiamo fare assieme e quali sono un po’ le tue caratteristiche. – Beh io non ho esperienza di villaggio, però faccio l’attore, se può servire..”. Beh dissi certo che puoi servire, serve fare un po’ tutto qui.! Mi aveva immediatamente fatto un ottima impressione, si era dimostrato una persona concreta, adulta, non uno che stava raccontando le classiche mezze verità sul proprio conto, non si stava auto-lodando, era li per chiedere quello che andava chiesto e fare quello che andava fatto. Diventammo immediatamente amici, lui aveva una conoscenza del teatro incredibile era un attore se si può dire consumato, oltre a farmi da spalla alle “chitarrate” del primo pomeriggio nelle quali avevamo creato delle dinamiche divertentissime lui sapeva intrattenere il pubblico con un momento teatrale unico nel quale impersonificava veri personaggi, una vera “stand up comedy” fatta da un “one man show”. Anche in quei momenti dove lui recitava il suo già vastissimo repertorio mi aveva concesso di invadere il suo programma seguendo un po’ le antiche dinamiche cabarettistiche del “vieni avanti cretino” creando assieme gags sempre nuove. Nacque una vera e duratura amicizia e come in tutte le amicizie ci furono anche dei momenti di crisi, non per il lavoro, lui era troppo bravo e faceva la differenza dal punto di vista teatrale, io ero oramai un animatore lanciato dall’entusiasmo in una ” carriera” che poi è durata ben 17 anni, non ci siamo mai calpestati i piedi a vicenda, anzi ogni giorno collaboravamo, dalle chitarrate fino alla chiusura del teatro eravamo in effetti una coppia e le nostre gag erano oramai diventate irresistibili (quella stagione fu’ così, non pecco in superbia) io a dissacrare le sue pieces teatrali, lui a impreziosire le mie improvvisazioni di animazione. Un fatto però mise a dura prova le tenuta di questo connubio….. Rientrai dalla spiaggia con entusiasmo, una ragazza padovana con cui avevo intrattenuto qualche momento di conversazione approfittando della mia mezza origine veneta mi era rimasta particolarmente a cuore, il suo sguardo accattivante ed il colore dei suoi occhi mi avevano colpito e la sera prima ero pure riuscito ad avere un piccolo appuntamento intimo con lei, niente di che, solo qualche bacetto niente più, mi piaceva molto e non volevo essere troppo insistente per non fare la figura di uno che… In pratica la mattina dopo andai da Piero, e prima del passaggio in spiaggia gli dissi: ” Piè, lo sai che mi sono innamorato, ho conosciuto ieri una ragazza bellissima e credo pure intelligente e nemmeno giovanissima, insomma una donna vera! ” lui si congratulò con me, poi indossati i costumi per il passaggio in spiaggia ci avviammo assieme agli altri per andare a “tormentare ” i poveri ospiti che spaparanzati in spiaggia cercavano di godersi il caldo sole della Sicilia; all’improvviso scorsi Patrizia (nome di fantasia) e dissi a Piero sottovoce: ” Piero guarda è quella ragazza di cui ti avevo parlato vieni te la faccio conoscere poi mi dici cosa ne pensi. Non so se questa cosa del condividere con gli amici le sensazioni o le cose che succedono sia tipica solo dei maschi o lo è pure delle femmine, oppure è caratteristica del genere umano, Ecco sarà colpa di quella sindrome di condivisione, su cui credo si fondi la odierna cultura social che avvenne questo. “Ciao Patrizia!” dissi, lei alzò la testa dall’asciugamano e mi fece un gran sorriso salutandomi a sua volta. Dissi: – Ehm, volevo presentarti il mio collega e amico fraterno: Piero -. Lei si spostò su un fianco come per guardare meglio e togliendosi lentamente gli occhiali sorridendo disse con accento Veneto: – Ciao Piero, io sono Patrizia! – Anche Piero si tolse gli occhiali e io assistetti a quello che mi era da subito parso un colpo di fulmine. Non vidi la saetta, credo perchè era giorno ma ero certo che qualcosa di chiarissimo era successo tra di loro malgrado me. Furono istanti interminabili, ci allontanammo di qualche metro e io in modo molto naturale dissi: – Piero, No! Lui in modo ancor più naturale, imbarazzatissimo rispose :” Giù, ti giuro non so cosa sia successo, ma questa ragazza mi piace veramente tanto.” – ho capito, ma ero già io con lei- ” si lo so, infatti non voglio fare e dire nulla ma ti ho detto quello che è successo” – non serviva, avevo visto e capito al volo, quello a cui avevo assistito era palese. Rimasi in silenzio quasi tutta la mattinata, poi dopo pranzo, prima della chitarrata andai dall’imbarazzatissimo Piero e dissi, ” Ascolta, ho visto benissimo come vi siete guardati e come tra voi due sia scoppiato qualcosa, io tengo molto alla nostra amicizia e in ogni caso non sono finito dentro al vortice di emozioni che ho visto mentre vi guardavate, io mi ritiro, non intendo intraprendere una lotta per una storia che magari per me potrebbe essere passeggera, mi conosco e magari tra una settimana può darsi che io sia già invaghito di un’altra, quindi, Piero, hai la mia benedizione, per quanto conti. ” La storia racconta che Piero è Patrizia continuarono a sentirsi e rimasero assieme anche dopo la fine della stagione, anzi rimasero assieme per qualche anno ancora, poi purtroppo anche la loro travolgente storia finì. Fortunatamente a Pollina era facile dimenticare e le possibili delusioni potevano diventare opportunità, e ne ebbi più di quante ne meritassi, almeno credo.tra le cose strane che possono capitare al villaggio ne devo raccontare un ‘altra, In quella stagione mi prese una strana e pericolosa abitudine, mi arrampicavo dappertutto, sulle rocce, sugli alberi sui tralicci dei farti del teatro, insomma era facile trovarmi a fare quello pseudo-freeclimbing, per altro senza basi per poterlo fare in sicurezza. Un giorno durante un torneo di calcio dopo la partita mi avventurai ad una quarantina di metri nella macchia mediterranea dove avevo scorto da qualche tempo uno strano obelisco di roccia che si stagliava per tre o quattro metri spuntando tra altre rocce più basse e meno importanti, era da tempo che lo avevo notato ma quel giorno volli arrampicarmi anche perché avevo notato alla base un insolito muretto secco che lo faceva sembrare quasi un omaggio monumentale alla natura locale. riuscii quasi ad arrivare in cima ma… All’improvviso avvertii come una forza che mi spinse via da quella roccia facendomi precipitare. Fortunatamente per me, riuscii a mettere i piedi in pari per evitare di finire sopra un pericolosissimo spuntone, ma questo significò che l’altezza era aumentata, caddi quasi a peso morto con i piedi appena allargati, ma ciò non bastò ad attutire il colpo, provai una fitta fortissima all’altezza della tibia destra, mi rimisi comunque in piedi ma dopo un passo mi accorsi che qualcosa non quadrava anzi il dolore lancinante che provavo me lo dava per certo, mi ero forse rotto una gamba, rotto qualche legamento? Una cosa solo potevo capire, la mia gamba destra sembrava storta, iniziai a camminare con il lato destro del piede, credo mi fossi lussato la tibia che sembrava essere uscita dal suo assetto… Arrivai zoppicando notevolmente dalle parti del teatro , mi venne incontro Piero.: “cosa è successo Giulio?” disse vedendomi sofferente, gli spiegai l’accaduto, mi rimproverò ma poi mise a frutto una delle sue abilità apprese negli anni di pratica di arti marziali che lo avevano portato ad un altissimo livello nell’arte del “Kung Fu” Mi disse di stendermi sul piano di cemento che delimitava il teatro poi con sapiente gestualità mi prese la gamba all’altezza del ginocchio la tirò energicamente verso di se e con un colpo secco la rimise in asse, stentai a crederlo li per li ma mi resi subito conto che il mio arto era tornato magicamente a posto, certo, ancora per qualche giorno ebbi qualche dolorino ma nulla di paragonabile al dolore provato subito dopo la caduta e sopratutto camminavo normalmente; pensate sia finita qui la storia? Eh no, altrimenti la domanda non l’avrei posta, Due giorni dopo di mattina volli capire cosa fosse capitato e come poteva essere successo tra quello rocce. Mentre mi avvicino di nuovo sento una voce, mi volto di scatto e noto una signora anziana che mi dice con tono di rimprovero: “Ragazzo stai lontano da quella roccia , è maledetta! ” Con la mia solita dose di ironia le risposi: “certo che è maledetta, ha già saputo che sono precipitato da li sopra? ” si avvicinò e con tono di rimprovero mi disse “ha visto che non doveva avvicinarsi?” ” signora ” dissi “Mi può spiegare come mai non dovrei avvicinarmi a quell’obelisco? Se lo avessi saputo non lo avrei fatto, stia sicura!” iniziò il suo racconto strano e fantastico allo stesso tempo. ” vede, quella roccia è maledetta perchè tanto tempo fa, un dignitario fece seppellire un tesoro proprio li sotto e per essere sicuro che nessuno lo trovasse e rivelasse dove fosse, fece uccidere tutti gli uomini che avevano partecipato e anche ogni animale che aveva seguito la carovana, da quello quella roccia è considerata maledetta e nessuno è mai potuto avvicinarsi senza che gli fosse successo qualcosa di brutto”. La leggenda della signora mi lasciò sconvolto, ma trovai solo il coraggio di dire solo: ” e non poteva dirmelo prima? “


LA stagione proseguiva comunque in modo fluido e contemporaneamente inesorabile, io mi ero ritagliato altri spazi con la gestione degli adolescenti infatti memore dell’esperienza della stagione estiva precedente ad El Kebir, mi ripresi la briga di coinvolgere per quanto fosse possibile il gruppo di ragazzi che come si sa sono soliti vagare e produrre anche danni per eccesso di goliardia , fu così che creai sopratutto nelle settimane dei giochi del villaggio il “Gruppo selvaggio” ovvero una squadra di ragazzi che avrebbe partecipato ai giochi e che contemporaneamente riuscivo in qualche modo a gestire , anche se poi in un villaggio come Pollina le difficoltà erano maggiori in quanto l’età dei ragazzi era notevolmente più alta e meno gestibile da un punto di vista del controllo, in ogni caso ci prendemmo le nostre soddisfazioni e lo spazio dedicato ai ragazzi mi portò ancora più in alto nella popolarità al villaggio.

Di momenti memorabili ce ne furono molti in quello scorcio di vita che in Valtur chiamavamo stagione, ed alcuni furono irresistibili, infatti con la collaborazione di Peppuccio Cinquegrani allora Vice capo bar prima della chitarrata usavamo fare il verso a Fiorello che si divertiva nel lanciare la tazzina vuota di caffè per poi riprenderla facendola appoggiare sul piattino sperando non si rompesse, Peppuccio avrebbe potuto mandarmi a quel paese facilmente in quanto il numero di tazzine che rompevamo con quel gioco sciocco era di almeno due a settimana oltretutto noi avevamo fatto la variante, la tazzina partiva dal suo piattino ed io dovevo riprenderla facendola appoggiare nel mio o viceversa ad agosto ci proibirono di giocare così. ma la gente ci stava dietro e si divertiva per cui per noi finché l’economo Il grande Scipione non intervenne proseguimmo.


Ma Peppuccio era ed è un uomo di scena e partecipava pure agli spettacoli serali un po’ come il suo Capo Bar, Pino Ranzino anche lui, buon anima, il quale si faceva convincere da Enzo e Fiorello a fare la parte della ballerina in tutù, lui che era di dimensioni pantagrueliche con un cuore pari alla sua mole.


credits: img tratte da #Vrt e #siamogentevaltur, #Trip advisor.
un grazie All’Equipe.
Se qualcosa è omessa probabilmente è voluto, se è dimenticata, aiutatemi a ricordarla. nei commenti.
Enzo Oliveri, Nicola Minervini, Gianluca Mazzuccato, Cristiano Cassa Alessandro Cassa, Marco Russo, Nicoletta Cecchini, Mario Zumpano, Marco Missinato, Piermaria Cecchini, Peppuccio Cinquegrani, Salvatore Arena, Massimo Galati, Simonetta Vaccara, Sabrina Olivari, Alessandra Tatti, Paola Ferrari, Cristiana Monaco, le sorelline Katia e Aura Blasco figlie del grandissimo capo materiali Giacomo Blasco, Antonio Carribba. Giancarlo Del Fonte ( santiddio) il Parrucchiere del Villaggio: il mitico Stefano Sindici. Michela del tennis.
Sicuramente qualche nome l’ho scordato, non me ne vogliate, aggiungetelo nei commenti e lo inserirò più presto.