Giulietto Bello e i misteri della Val di Susa!

Chapter 1
PREFAZIONE
Il titolo del racconto che sto iniziando fa pensare ad una saga Harrypotteriana ma anche se ci sono degli aspetti misteriosi in questo scritto si tratta sempre di un’esperienza di villaggio, la mia seconda stagione Valtur, quindi, Ho deciso, racconterò stagione per stagione alcuni episodi, cose realmente accadute, non per forza comiche ma spesso a causa delle situazioni contingenti lo sono diventate, la forma non è aneddotica bensì discorsiva. Se avete voglia quindi mettetevi comodi e immaginate, lo so, potrà essere monotono ed è anche ovvio che non mi chiamo nemmeno Omero, Virgilio, o qualsiasi scrittore o imbrattatogli vi venga in mente, tuttavia, potrò fare un esercizio di scrittura e di stile sperando che qualcuno abbia voglia di leggere e non si annoi; avverto: grossi colpi di scena rispetto alle mie stagioni potrebbero non esserci, ma andiamo avanti! In ogni caso è solo la seconda stagione.
CHAPTER 1
L’ Arrivo a Sansicario
Ero appena rientrato dal villaggio Valtur di Capo Rizzuto, dove avevo fatto il chitarrista per circa 15 giorni, aggregato, poiché al villaggio a fine stagione si teneva una grossa manifestazione tennistica. Non avevo ancora finito di fare il giro degli amici o meglio di andare a trovare i i miei amici girando con la busta delle foto e perdere le mezze giornate a raccontare i fatti e le meraviglie della stagione appena fatta in quel mondo nuovo e abbacinante, ne sanno qualcosa il mio amico Enrico che aveva avuto l’ardire di venirmi a trovare a Nicotera l’estate precedente ma proprio nel giorno in cui Enzo aveva appena fatto un razziatone solenne a tutta l’equipe sul tema degli amici e parenti che passavano a trovare i ragazzi dell’equipe, cosa tollerata se veniva chiesto il permesso ma che invece non lo era quando qualcuno invitava amici e li faceva soggiornare in segreto in qualche stanza equipe a scrocco.. io per l’occasione non volli rischiare e tenni il povero Enrico con la sua amica Patrizia ai margini del villaggio pregandoli di non farsi vedere e portando loro da bere e qualcosa da mangiare così come la si porta a dei prigionieri, ancora oggi me lo sta “giustamente” rinfacciando. Comunque, a lui e agli altri amici raccontavo ogni storia nei minimi particolari e tutti pazientemente ascoltavano quella nuova ed entusiasmante esperienza e puntualmente inventavano improbabili impegni o bizzarre exit strategy, che era già arrivato il mese di Novembre e dalla sede (Valtru’) come diceva il mittente del telex facendo sembrare l’agenzia turistica di via Milano una filiale di provenienza congolese. – Si presenti a Sansicario (TO) per la stagione come animatore chitarrista..” Era la prova tangibile che mi avevano ripreso e che non ero più una riserva. Qualche giorno dopo mi arrivò una telefonata, era Fiorello, allora “Siringo” (vedi capitolo 1) ti aspetto, mi raccomando porta la chitarra che ci divertiamo:- aggiunse: – sai sciare? – io – Beh, diciamo che ho messo un po’ di volte di volte gli sci andando con il CAI di Portogruaro. Postilla obbligatoria: Sciare con il CAI club alpino italiano voleva dire alzarsi la mattina alle 5.00 di qualche domenica, indossare il completino da sciatore, poi, con gli sci in spalla e lo zainetto per il cibo e il borsone degli scarponi, andare alla fermata dei pullman e aspettare l’autobus di linea che mi avrebbe portato da San Stino di Livenza (dove abitavo), a Portogruaro, distante circa 15 km, da li, andare al punto di ritrovo che si trovava naturalmente non alla stazione dei pullman ma nella piazza centrale a circa un chilometro di distanza, poi caricare nel bus l’attrezzatura, imbarcarmi e scendere a destinazione, in genere in Veneto, parliamo di posti come Falcade, Arabba, e cortina D’ampezzo. fare la coda per comprare lo Sky pass, sciare e rientrare alla base, Maestri? No, troppo costosi, compagnia? nemmeno nessun amico a bordo, solo gruppi di anziani che vivevano la loro dose di montagna di domenica in domenica, altro che un quarto di miglio alla volta di “fast And Furious” eravamo “slow and bored”.


Risposi di si, in effetti sapevo stare sopra quegli infernali attrezzi, ma era solo una questione di equilibrio, semplice e puro equilibrio. -Allora ti Aspetto- – disse lui – Anche perché io non so sciare per niente – Gli chiesi qualche imitazione che non rifiutò di regalarmi anzi si propose per primo lui. Non a caso è diventato quel che è. Mi preparai molto presto al mattino e feci la valigia, questa volta misi molte cose utili sopratutto cose che al villaggio sarebbero andate bene, questa volta erto preparato, lo stage a Pila in Valle D’Aosta era stato utile, oltretutto l’inverno in montagna risparmiava un po’ a tutti di scoprirsi troppo, cosa che al mare non ci si poteva permettere, tute da ginnastica, jeans, giacche a vento, vestito elegante, no canottiere, poche T. shirt, camicie, e quanto di più casual e stravagante avessi potuto rinvenire in quel pozzo senza fondo che era allora il mio armadio. Dai muoviti mi incitò mio padre, quel giorno aveva deciso di accompagnarmi lui e chiese pure a mio cognato di seguirci, almeno avrebbe fatto le quasi 5 ore del viaggio di ritorno in compagnia. Eccoci a Cesana Torinese, ancora non si vedeva la deviazione per Sansicario ma la distanza del cartello indicava che eravamo molto vicini al villaggio che in effetti facemmo un po’ fatica a trovare. Poi di colpo una piccola scritta indicò una salita che sembrava sbucasse in un piccolo tunnel, era infatti il garage, ma a destra del piccolo piazzale la scritta Valtur. Salimmo i gradini che portavano verso il “planning” altro nome per indicare il bancone del ricevimento, meglio definito come “front office”, non ricordo chi ci accolse, ma avvisò subito il capo villaggio che in un attimo uscì dall’ufficio e ci venne incontro sorridendo. Enzo fu gentilissimo e invito i miei accompagnatori al ristorante visto che era già ora di pranzo, mio padre doveva avergli fatto un impressione marziale poiché Enzo tuttora se lo ricorda in divisa da maresciallo dei carabinieri qual era in effetti ma che non indossava quando era di riposo ma di una cosa sono certo essendo maresciallo nell’anima, mio padre dava sempre l’idea di essere in servizio. E’ anche vero che era dotato di un discreto sense of humor e talvolta gli piaceva fare un po’ il simpatico, così venne il momento dei dei saluti ed Enzo ci accompagnò di nuovo di sotto all’uscita, oramai era pomeriggio e i miei dovevano rientrare, San Stino di Livenza da Sansicario dista circa 540 chilometri. Comunque fu li che mio padre disse quello che non doveva dire!

– Direttore… – Disse, la ringrazio dell’ospitalità, le affido mio figlio, e so che posso stare tranquillo…- Enzo, da persona educata quale sempre stata, rispondeva con una estrema cortesia figlia di una ottima educazione familiare e di un passato da commerciale che si sposavano con l’attitudine di un presente da vero direttore d’albergo, nel caso specifico: Capo-villaggio – Ma si figuri maresciallo, qui è come se fosse a casa, siamo una grande famiglia.- “Si, lo ho visto e sono veramente contento” fece una piccola pausa e continuò. “Certo, direttore che se per caso il ragazzo fa qualcosa che non va… (Iniziai ad impallidire) e, se ce ne dovesse essere bisogno…” la mia espressione mutò completamente, era passata dal curioso e pensavo tra me e me, : ” no, non lo dirà…, non può dirlo… , non deve dirlo!..” Lo disse! – Se per caso dovesse essercene bisogno, dicevo, non si faccia problemi a tirargli qualche schiaffone! – Non feci a tempo a sbattere le palpebre che la mia espressione dapprima incredula, si era già trasformata in in disperazione e dolore… come uno squalo sulla preda, come la lingua del camaleonte sulla mosca , come un lampo si abbatte da qualche parte, così la mano aperta di Enzo si era abbattuta fulminea sulla mia guancia, ” Bravo, così, ma se serve, anche più forte! Arrivò la seconda mano che mi fece strabuzzare gli occhi e mentre osservavo l’espressione divertita di Enzo riuscivo solo a dire.” Papaaà, ma che minchia hai detto, già Enzo di suo gli schiaffi li da senza autorizzazione alcuna, figurati adesso. non sai che cosa hai autorizzato. Enzo per far capire che in ogni caso le sue “pacchere” erano affettuose, mi abbraccio’ e gli disse: ” non ce ne sarà bisogno, vedrà, è un bravo ragazzo! Ero nonostante tutto vagamente divertito non per masochismo ma perché mi era piaciuta l’idea che mio padre ed il capo -villaggio avessero avuto un dialogo. ” io gli schiaffi li do a quelli a cui mi affeziono, aggiunse Enzo e oramai a giulio vogliamo bene … indovinate cosa è successo dopo la frase? – Dopo la terza pizza esclamai, Enzo preferisco che mi odi! – Ma se n’era già andato. Salutai i miei ed iniziai la mia stagione. La seconda, la prima in montagna.



Chapter 2
Fu una stagione molto bella, e in ogni caso un bel pezzo dell’equipe di Nicotera estate 84 era li con il suo capo-villaggio, a parte il centro sci che a livello Sportivo doveva sostituire quasi tutti i settori che in estate la fanno da padrone l’equipe era quasi rimasta inalterata, sopratutto quella di animazione dove Fiorello avrebbe avuto l’ufficiale consacrazione come uno tra i più grandi animatori di villaggio. Il mio compito, era principalmente quello di supportare Rosario in ogni momento fosse servito l’ausilio della mia chitarra. Poi però c’erano i momenti di animazione che avrebbero sostituito per esempio il passaggio in spiaggia, o i tornei del pomeriggio. naturalmente il programma serale era pressoché identico a quello estivo, poiché si stava prevalentemente al chiuso a parte qualche momento dedicato a qualche spettacolo d’effetto tipo quello di Natale o della SS. Pasqua. La mattina era usanza uscire con gli sci e fare degli interventi di animazione sulle piste, in pratica cercavamo di essere o fare i simpatici per farci conoscere come persone per poterci fare meglio apprezzare la sera durante lo show, lo scopo era quello di far divertire, e se ci riuscivamo anche di diventare personaggi. Appena svegli quindi dopo una veloce colazione c’era la tappa di rito presso l’economato per farsi dare delle bottiglie di grappa e dei bicchierini di plastica che avremmo messo nello zainetto e che avremmo indossato sopra qualche costume che la costumista ci aveva messo già da parte così che non prendessimo per errore i costumi dello show serale, cosa che avrebbe inficiato il suo lavoro e reso impossibile l’uso dei costumi negli spettacoli. Non riesco o forse non voglio immaginare quanti e quali costumi abbiamo rovinato cadendo in mezzo alle piste innevate, certo era che per certi aspetti quell’attività risultava anche divertente.



Una delle prerogative di successo del villaggio turistico è sempre stato quello di vivere assieme possibilmente all’aria aperta e, in montagna, questo avveniva sugli sci. Il turista sciatore veniva inserito in varie classi a seconda del suo livello di bravura in modo da rendere omogenei i gruppi e nessuno di quelli che voleva sciare tanto si dovesse fermare ad aspettare gli altri più lenti, viceversa per i meno bravi o per i principianti, voleva dire avere un gruppo che affrontava le difficoltà date dai pendii in modo più tranquillo seguiti da un maestro che li avrebbe maggiormente guidati e consigliati.
non a caso in Valtur esisteva un ruolo che veniva paragonato al maestro anche se poco ci mancava ed era l’accompagnatore il quale si prendeva cura dei gruppi di sciatori che non avevano bisogno di molta didattica e li scorrazzava su e giù per le piste dei vari comprensori sciistici mantenendo il livello di allegria e di socialità in modo coerente con lo spirito del villaggio. Ogni mattina, in montagna, dopo la selezione per dividere i livelli di esperienza e inserire in classi gli sciatori, finito il carico di grappa, oppure di qualche tipico liquore della zona, partivo da solo o con altri animatori per cercare di arrivare a contattare quanti più gruppi possibile e ristorarli con il (prezioso) carico alcolico. In pratica al povero turista sulla neve capitava che un gruppo di persone non meglio identificate arrivassero urlanti ed abbigliate in modo improbabile facendo versi e che dopo aver chiesto al maestro offrissero un bicchierino di grappa. Lo scopo era naturalmente quello di aumentare il livello di goliardia e di spirito di gruppo che normalmente si creava nelle classi di sci. In effetti quei momenti il livello goliardico del gruppo aumentava in modo direttamente proporzionale al tasso alcolemico; no, non era che si ubriacasse nessuno ma solo il fatto di aver assaporato qualche goccio di quel distillato trasparente dava ad ognuno l’impressione di essersi maggiormente divertito durante quella fredda mattina sugli sci.



E’ anche vero che dopo un po’ di tappe e di assaggi fatti per compiacere qualche ospite buontempone pure a noi capitasse di sentire strani effetti: mollezza degli arti inferiori, vaghi giramenti di testa, che a quell’altitudine non erano proprio da sottovalutare oltretutto tenendo presente che avremmo dovuto rientrare alla base in tempo per il rientro degli sciatori, in pratica un accoglienza a tema di fronte allo Ski room dove venivano serviti appetizer, pizzette o rustici assieme a delle bevande che potevano essere vin brulè o the caldo. Una di quelle giornate io ed il gruppo di geni dell’animazione che eravamo andati con la grappa, essendoci alzati un pochino in ritardo, decidemmo di andare a prendere le classi alte tagliando il tradizionale percorso anziché prendere i soliti impianti e stazionare nelle zone dove si trovavano i gruppi di livello inferiore, quindi meno mobili delle altre classi. Era il periodo di carnevale per cui ci vestimmo ogni giorno in maschera e come dei falchi piombavamo sulle classi di sci con i nostri grotteschi abbigliamenti. Cambiando il solito percorso può succedere che ci si perda, in città così come in un bosco, figuriamoci in un bosco coperto da neve. La neve era scesa copiosa quella notte e aveva appiattito tutto il panorama, io con addosso il mio costume di arlecchino ad ampie losanghe colorate che mi ero fatto dipingere dalla costumista trasformando un completino da infermiere con casacca e pantaloni bianchi nella variopinta maschera veneziana della commedia dell’arte dello Zanni. Mentre cercavo di precedere tagliando la pista, non mi sono accorto che sotto i pali della seggiovia c’era una sorta di canalone e ci finii dentro. La neve fresca era piuttosto alta e nel goffissimo tentativo di rialzarmi finii per cadere almeno altre tre o quattro volte ma la cosa più curiosa erano i segni che avevo lasciato sulla neve, infatti…. Giulio oggi esco pure io disse Enzo il capo-villaggio, vengo a vedervi come portate la grappa e qual’è l’ambiente che si crea, e nel frattempo faccio una bella sciata, certo, dissi io, in fondo sciare assieme al capo dava anche una certa sicurezza nel senso che potevamo accampare delle scuse se non fossimo rientrati in tempo per il rientro degli sciatori.


– Saliamo su a Fraiteve! – disse Enzo, e noi: “certo si, bellissimo!” Sciammo e imperversando sulle piste facemmo bere almeno 6 o 7 classi. Enzo, sugli sci era veramente bravo, per cui star dietro a lui richiedeva un certo impegno ma poi disse: – dai ragazzi, andiamo a vedere giù a sinistra come sono le piste…è un bel po’ che non scendo di la, poi prendiamo la seggiovia e risaliamo per scendere sulla dodici. (la pista dodici era quella che portava ai campetti scuola di Sansicario e che con una stradina congiungeva il villaggio con la parte alta e la parte più residenziale della piccola località piemontese. Noi, memori dell’avventura di qualche settimana prima nella quale ci eravamo persi in mezzo alla neve fresca cercavamo di declinare gentilmente l’invito, ma si sa, la parola del capo ai voti vale doppio o triplo se serve. Andammo quindi a prendere la seggiovia che si trova nella zona in cui ora come ora ci sono le vestigia quella che fu la pista da bob costruita per le olimpiadi di Torino. La neve quel giorno era ancora abbastanza compatta anche se oramai era quasi fine marzo, di conseguenza non ebbi nessun problema a fare quella lunga pista , ma poi prendemmo la seggiovia…



Dopo qualche centinaio di metri la seggiovia passava proprio sopra un piccolo canalone, lo conoscevo bene quel canalone, ci ero caduto dentro a carnevale, infatti: ” Guardate , la neve colorata”, disse Enzo , ” ma che strano è tutta a rombi colorati di una tinta diversa dall’altra…” qualche coglionazzo deve aver messo un costume che sulla neve ha scolorito… ma in quanti erano?” La forma umana di un corpo con dentro delle losanghe colorate si ripeteva per più volte. ” o erano in tanti oppure un solo poveraccio deve essere caduto tante volte.. ” questa era la considerazione del capovillaggio passando sopra quella strana composizione artistica sulla neve di Sansicario, ” a proposito, Giulio” disse ancora ” ma non avevamo un vestito da arlecchino che poi era sparito? ” Panico… – No, in pratica, ehm… ecco, sai, ci eravamo persi e… – la prese bene, per fortuna! Mi era già capitato di affrontare l’ira di Enzo in riunione, e non solo durante l’estate precedente dove ancora ero alle prime armi…
Chapter 3
Durante il periodo più importante dell’anno per la stagione invernale ovvero le vacanze di natale e capodanno tutti ci davamo un po da fare chi più chi meno, e la mole di lavoro vista anche la prossimità delle feste troppo vicine in genere all’apertura del villaggio rendeva obbligatorio iniziare la stagione già in modo affiatato e concentrato su ogni aspetto, sia organizzativo sia psicologico. dovevamo dimostrare da subito di essere un’equipe, dallo sci alla boutique dalle Hostess all’animazione. Sansicario all’epoca viveva uno dei suoi momenti migliori, le multiproprietà e gli appartamenti del centro erano sempre pieni per cui ci si poteva divertire anche fuori dal villaggio, e spesso capitava di frequentare discoteche come il “Black Sun” o Andare a fare aperitivi nei numerosi bar del centro, Da Armando, fare spese pazze con gli articoli all’ultima moda del negozio Museum, insomma poteva definirsi all’epoca una “Sansicario da bere” non c’era la stessa vita della più famosa Sestriere ma ci si provava e sopratutto ci si riusciva…



Lo stile di vita assunto da buona parte dell’equipe vivere il villaggio ma anche il fuori villaggio aveva però indispettito un po ‘ il capo-villaggio che pur essendo di larghe vedute era molto attento alle poche critiche dei clienti, quella settimana ne arrivarono. “Sai, Enzo, siete una bella equipe ma spesso molti si fanno i fatti loro, e se non sei giovane e piacente non ti considerano tanto nemmeno le ragazze eh” – Bella Equipe ma stanno un po’ troppo tra di loro- ” ho pagato una vacanza al villaggio per vivere il villaggio e non l’albergo di lusso dove i rapporti umani sono limitati, siccome non siete un albergo di lusso, non mi siete piaciuti. – Queste alcune critiche che aveva ricevuto il capo in quel prima settimana quella di natale, naturalmente c’erano anche i complimenti, ma contavano poco, molto poco, il villaggio ha bisogno dell’equipe e se la gente non percepisce in modo corretto questo gruppo di persone sceglierà un’altro tipo di vacanza. nella gente sopratutto all’epoca c’era il bisogno del contatto, c’era bisogno di incontrare persone sorridenti, c’era bisogno di persone che dessero retta e si facessero carico di risolvere eventualmente un problema, dalla lampadina che non funzionava al baccano nei corridoi. Insomma, eravamo li per quello, eravamo li per la gente e quelle poche lamentele ad Enzo non erano andate giù. Ora se volete capire bene il significato della locuzione “preso per il culo” seguite la vicenda… Durante la riunione generale, Enzo aveva fatto genericamente i complimenti a tutta l’equipe nella sua solita coloritissima e simpaticissima maniera, ma alla fine fece una chiosa che già faceva presagire un momento poco simpatico in arrivo, Infatti ” Alla fine della riunione ci vediamo con l’equipe di animazione giù in discoteca”. Dal tono non sembrava un invito ad un ballo. Arrivammo in modo piuttosto mesto a quella riunione ed Enzo aspettò che fossimo tutti seduti nei gradoni di moquette blu che era a sinistra della cabina del dj e che stavano giusto di fronte alla pista a specchi quadrata dove lui attendeva in modo serio, molto serio toccandosi i baffi… Brutto segno, bruttissimo segno. Parlò: “Ragazzi la settimana è andata bene, questo l’ho detto a tutti poco fa, gli spettacoli fantastici, belli i balletti, le scenografie…



ma mi sono arrivate delle lamentele su cose che avevo già notato io ma pensavo che foste un attimino più furbi… ” fin li il tono era stato calmo, troppo calmo, pericolosamente calmo… poi esplose! “………..ç?%©☞©☞💀☠️☞💀☠️?^”ç°°à°:::::: ” (chiamiamola censura.) Continuò: ” Ma vi pare? So che state bene insieme che siete tutti fichi e tutti belli ma così non va’, la gente viene da me a dirmi che state solo tra di voi, che vi fate i fatti vostri, che non parlate con loro ☞💀☠️☞💀☠️?^”ç , – questa settimana ho visto solo uno, capito? Solo uno di voi che stava dappertutto e parlava con tutti, – Mi indicò col dito, – lui si Giulio….. Giulietto Bello….! ” Mentre gli altri si erano repentinamente voltati verso di me, io non trovavo la maniera di scavare la moquette blu per sprofondare, ero stato messo al centro dell’attenzione questa volta in modo positivo si, ma ero diventato immediatamente quello da odiare o da prendere in giro (per il Culo). Ogni volta che incrociavo un collega mi guardava e mi diceva : “ciao Giulietto Bello! ” non ero entusiasta di quel successo e lo dissi pure ad Enzo che mi liquidò con un “non devi preoccuparti e continua così” La storia durò solo una quindicina dei giorni poi andò a scemare anche perchè ricominciai a prendermi i “cazziatoni” che meritavo omologandomi agli altri colleghi dell’equipe. Ma molti ancora ricordano Giulietto Bello… sopratutto il mio compagno di stanza al secolo Lo scenografo Federico Sparti che non perdeva occasione di “percularmi” (si dice così al giorno d’oggi) tra le risate generali.



Chapter 4
Cambio completamente registro anche se ci vorrebbe un capitolo a parte per parlare di questo argomento: Sansicario; forse alcuni tra i lettori non si sono mai occupati di esoterismo o di fatti che riguardano dimensioni parallele; parlo di parapsicologia, di presenze, di fantasmi, a ognuno di noi va il sacrosanto diritto di credere o no a queste cose ma tant’è che la città di Torino viene definita dal mondo esoterico uno dei vertici di una figura geometrica chiamata il “Triangolo del Diavolo”, gli altri due vertici sono Londra in Inghilterra e Praga nella Repubblica Ceca, triangolo della magia nera e bianca: a Torino si dice convivano il male ed il bene, Sospesa tra bene e male, è l’unica città a far parte sia del triangolo di magia bianca (insieme a Praga e Lione), sia del triangolo di magia nera (con Londra e San Francisco). Interrompo subito la questione, non voglio addentrarmi in campi che un po’ mi spaventano, però ho voluto mettere una cornice contestuale ai fatti che sto per raccontare. Sansicario era un villaggio divertente e giovane, forse non bellissimo come struttura ma funzionale ed inserito in un contesto nel quale ci si poteva divertire tra giovani, per cui succedeva che ogni tanto ci si trovasse in camera a chiacchierare tra ragazzi dell’equipe, e la cosa avveniva sopratutto nelle due camere adiacenti nelle quali dormivano in almeno otto persone, con un bagno solo a volte quattro ragazzi e quattro ragazze, si proprio quella coppia di stanze, quella confinante con l’ufficio del centro Sci di Marzio Tattini, grande e storico capo centro e personaggio Valtur. Eravamo quasi tutti a chiacchierare dopo le prove nell’ultima stanzetta, chi sopra, chi nel letto sotto dei due o tre letti a castello. Cristiano Perissi che con me aveva già lavorato come capo tennis a Nicotera la stagione precedente e Duccio Ermetes che all’epoca faceva il Dj e aiuto tecnico del suono ma normalmente era di fatto un vero tecnico del suono, anche nel carattere, tuttavia uomo di grande carattere e simpatia erano nella altra stanza adiacente, ma dopo aver sentito un rumore piuttosto sordo li vediamo spuntare dall’altra stanza con un espressione sbigottita e spaventata che fece incuriosire tutti i presenti ” Non potete capire ragazzi, ma avete sentito il rumore?” In effetti avevamo sentire un rumore sordo metallico, ma in compagnia nessuno ci aveva fatto caso, infatti in quelle stanze c’erano gli armadietti metallici identici a quelli che si trovavano nelle caserme o negli spogliatoi di qualche società sportiva. Continuò con aria trafelata e accento tipicamente romano “Non potete capì regà, stavo sistemando na cosa sopra il letto e ad un certo punto ho visto l’armadio che s’è mosso, me sto a cacà sotto, li mortacci sua!” Naturalmente tutti lo prendemmo in giro addebitandogli inusitati tassi alcolici o l’assunzione di sostenze psicotrope che gli avevano sicuramente alterato la percezione della realtà, anche se… “ragazzi lo sapete che non bevo, e non fumo, non ve inventate stronzate, venite a vede’” ! Andammo nell’altra stanza, in effetti l’armadietto si era spostato di una cinquantina di centimetri, ma… avrebbe potuto essere stato chiunque, addirittura lo stesso Cristiano e glielo dicemmo spiegandogli che non era il caso di venire a prenderci in giro… non ci saremmo mai cascati. Cristiano come dicevo prima, proveniva dal settore tennis dove aveva conseguito discreti risultati a livello nazionale, nelle stagioni successive sarebbe diventato capo sport e a seguire Capo-Villaggio, era diventato famoso in ambito equipe Valtur sia per la sua grande cultura sia per la sua propensione agli scherzi che amava fare in compagnia di amici fidati, ad altri amici fidati, e fidatevi, erano scherzi che a volte potevano essere pesanti… ma questo non sembrava uno scherzo pesante, in effetti poteva essere una semplice presa in giro approfittando del gruppo di animatori magari creduloni che stavano li vicino, e a ripensarci erano successe già delle cose di quel tipo; poco tempo prima il Capo – Animatore Fiorello era andato a Torino città per delle questioni da sbrigare e quando era tornato aveva raccontato di essersi spaventato a morte allorché superando una vettura, era stato a sua volta superato poco dopo ma era stato colpito da un viso da strega che dal vetro posteriore gli faceva un sorriso piuttosto inquietante, a sentirlo raccontare il fatto alla sua maniera pareva di aver vissuto la situazione tale e quale, quindi anche quella di Cristiano poteva essere tutto: fantasia, allucinazione, suggestione. Dopo aver sistemato l’armadio nella stanza di Cristiano, tornando ridendo e scherzando sull’ accaduto prendendo sempre in giro lo spaventassimo Cristiano. Sbratam!.. Mentre tutti eravamo ancora a chiacchierare sentimmo questo rumore metallico, e ci guardammo tutti negli occhi cercando di capire cosa fosse stato. magari era qualcuno che aveva fatto cadere qualcosa, andammo tutti nell’altra stanza che era stata chiusa a chiave a vedere cosa fosse capitato, l’armadio era stato spostato di nuovo… o si era spostato di nuovo? Scappammo tutti dalla stanza, quella notte nessuno di noi dormì. Altri fatti simili successero in quella stagione, una volta Fiorello rientrò da Torino dove era stato a fare degli acquisti per l’animazione, ma sembrava sconvolto, cosa era successo? -Saro!-, così lo chiamava il capo-villaggio, Enzo: – Che t’è successo, hai una faccia!- Rosario stentava a parlare e rispose quasi balbettando, cosa che per lui e per chi lo conosce potrebbe risultare di fantasia pura. “Stavo dietro ad una macchina, ad un certo punto decido di superarla, mentre mi avvicino si gira verso di me il passeggero che stava dietro.” (si fermò) – E….?- disse Enzo ” Non puoi capire!” disse Rosario…” Cosa?” – Era una strega – ” minchia Saro, pare che non hai mai visto una donna brutta e fai tutte ste scene? Non mi sembra che quella con cui ti vedevo chiacchierare l’altro giorno fosse Marilyn Monroe, anzi! ” lo scherzò Enzo! ” No! Enzo, ti dico che non era una brutta ragazza, era una strega vera e propria, con la faccia da strega, il naso da strega insomma una come quelle che si vedono nei film! ” Enzo, uomo pratico, lo congedò pregandolo di muoversi perchè da li a breve ci sarebbe stato lo spettacolo, e la storia finì li; ogni tanto viene tirata fuori in qualche racconto di Amarcord tra di noi, un po’ come questo.
Chapter 5
La stagione finì come si dice a Roma con i botti, addirittura nevicò per Pasqua, e la gente fu contentissima. Un ricordo di quella pasqua è quello dello spettacolo del venerdì santo, una sorta di rappresentazione teatrale che gli ospiti potevano seguire dal ristorante, che dava su un pianoro situato immediatamente dopo un boschetto che faceva da confine con il versante della montagna.


Affacciandosi alle ampie vetrate gli ospiti potevano godere normalmente del panorama ma quando c’era qualche rappresentazione notturna i giochi di luce e i movimenti di scena davano veramente un effetto fantasmagorico. Ricordo che parliamo del 1985, esistevano ancora le cassettone per la musica e per i video da pochissimo si era arrivati al sistema VHS. Dispiace infatti che ci siano solo pochi documenti dell’epoca, fossero esistiti i social al tempo, avremmo avuto tutti delle carriere molto brillanti o ancor più brillanti di quelle avute. Quella Pasqua faceva freddo e rappresentavamo la scena della passione di Cristo, così da alzare il tono emozionale della serata. La scena iniziava con l’ultima cena dove, come ben sappiamo Gesù, Interpretato dal biondissimo Fulvio Vanacore celebrava l’eucarestia. I dodici apostoli invece erano presi tra i meno propensi a muoversi e ballare piuttosto che recitare, in pratica i più ” goffi” dell’equipe, mentre quelli più imponenti o perlomeno più alti dovevano essere le guardie, anche tra di loro c’erano dei personaggi che a conoscerli non potevi fare a meno di sorridere. A Fiorello andò il ruolo di Giuda poiché avrebbe dovuto fare molti movimenti oltre che curare un po’ la regia, dal di dentro della scena, La cosa aveva avuto già un precedente nel presepe vivente che era stato allestito naturalmente non in forma statica ma in movimento per Natale dove si partiva dalla scena dell’annunciazione fino ad arrivare all’ Alleluja finale alla nascita del “Bambino”con movimenti di scena, luci e costumi che rendevano l’atmosfera molto suggestiva. Visto il successo dello spettacolo sulla neve, si era deciso di metterne in scena uno simile con il tema della Pasqua; naturalmente bisogna considerare oltre alla cornice emotiva che accompagnava la situazione, anche quello che era il clima (goliardico) tra i vari interpreti. In questo caso con forte rischio di essere scomunicati succedevano cose di ogni tipo che sapevamo e vedevamo solo noi, angherie e scherzi veri e propri in pratica piccole ma dolorosissime sevizie che il personaggio Pilato faceva infliggere dal centurione (Roberto de Cesare, Lupo) allo stesso Gesù il biondissimo allora velista d’estate e clinica dello sci d’inverno Fulvio Vanacore. Non scendo nei particolari circa i linguaggi usati in quei momenti, ma se fosse arrivata qualche scomunica, non si sarebbe sorpreso nessuno; anche questo comunque era un modo per fare quello che oggi si chiamerebbe “team building” cosa che per noi era “Pane quotidiano…” Ops.


Chapter 6
Voglio chiudere raccontando un’altra cosa che mi è venuta in mente, un altro evento, uno dei tanti piccoli fatti che rendono poi una stagione storica. In aggiunta alle mie normali mansioni da chitarrista, mi affidarono la gestione dei ragazzi di quello che in futuro si sarebbe chiamato Junior club o come si dice adesso, Young club, ovvero il gruppo di adolescenti che vengono in vacanza con i genitori e non si divertono mai che hanno sempre problemi che giocano a fare i grandi, insomma gli adolescenti dai 12 ai 18 anni i clienti più complicati da gestire in modo canonico, poiché non bastano gli spettacoli, si annoiano, non basta farli mangiare, già arrivano spesso paffutelli e in overdose di dolci e affini, non basta fare nulla di quello che già fai, tanto a loro non piacerebbe o verrebbe considerato come roba da vecchi. Io francamente iniziai a fare il vecchio stabilendo punti di incontro e regole che i più grandicelli facevano fatica seguire ma essendo date da uno che non sembrava il solito anziano provavano ad accettarle. Ebbi tra le altre cose l’idea di iscrivere il gruppetto dei ragazzi alla tris canzone uno degli avvenimenti orali della settimana , una sorta di festival dove si esibivano dei cantanti presi tra il pubblico o dall’equipe si sfidavano nell’arte canora. Dico la verità storicamente non è che i gruppi di adolescenti che cantano in gruppo abbiano mai stupito ne per simpatia ne per bravura ma, quella certa fu veramente speciale e nessuno si aspettava che il gruppetto producesse una cosa tanto divertente, infatti avevo deciso di far cantare la canzone di Vasco Rossi, Bollicine fin qui nulla di strano, canzone giovane, coinvolgente al punto giusto, ma avevo completamente riscritto il testo… fu un successo ed anni dopo ancora in molti si ricordano persino le parole…
Vieni a Sansicario che si sta bene
vieni a Sansicario che ti fa divertire
con tutte quelle tutte quelle ragazzine
io Sansicario me lo segno sul diario
Sansicario si, niente scuola e neve
con tutte quelle tutte quelle ragazzine
Vieni a Sansicario dai fatti coraggio
Anche se c’è uno gnomo che fa il capo villaggio
e poi c’è Fiorello che di tutti è il più bello
con lui suona la chitarra pure siringhello (era ancora il mio soprannome, ancora per poco)
con tutte quelle tutte quelle signorine…


Non sarebbe mai diventata famosa per merito mio ma ringraziando Vasco, ci potei vivere un po’ di rendita almeno come prestigio da animatore ancora un po alle prime armi.


Due immagini rappresentative, il tunnel che collegava le camere del villaggio con il blocco del ristorante e del piccolo teatrino usato come discoteca era freddo anche con un impianto di riscaldamento dedicato, è stato con il tempo arredato ed impreziosito da piante di plastica e quadri della galleria appesi alle pareti di cemento armato. Il passaggio era obbligato sia per i clienti che per l’equipe, per cercare di rendere meno freddo il passaggio oltre agli elementi di arredo, spesso ci dilettavamo nell’organizzare situazioni sceniche più o meno scenografiche, sopratutto in corrispondenza di feste a tema o se era il caso , di pubblicizzare lo spettacolo serale.
Chapter 7
Nella foto a sinistra invece dove non sembro esattamente un modello c’è un ricordo molto particolare, forse l”ultimo in questo scritto su quella stagione. A Sansicario dopo le varie attività era d’uso presso noi dell’equipe andare in Sauna sia per rilassarci, sia per quanto riguarda le abluzioni serali tra le quali rientrava anche l’atto della rasatura. Uno dei motivi era anche quello che dividendo un bagno in 4 persone, era una cosa quasi naturale fare la doccia in sauna così da non intasare e congestionare il piccolo bagno in camera. L’abbigliamento era semplicissimo uscivi dalla stanza in ciabatte, slip, accappatoio, bicchiere d’acqua con rasoio usa e getta, asciugamani per la sauna dove trovavi anche i clienti. Naturalmente anche qui gli scherzi si sprecavano uno tipico era di abbandonare la sauna prima di qualcuno dell’equipe, e mentre uscivi, versare molta dell’acqua contenuta nella piccola tinozza nel forno che scaldava le pietre le quali emanavano all’istante una grande nuvola di vapore bollente aumentando coì per qualche istante la temperatura all’interno della piccola stanza in legno, unica salvezza era quella di porsi sotto il livello del forno quasi a stendersi per evitare la vampata di vapore caldissimo che ti avrebbe investito. Eravamo giovani e talvolta sconsiderati… “ma qualcuno dirà cosa centra questo con il cappello blu?” Ok arrivo al sodo: a forza di farci la barba in sauna senza schiume ma solo con il sudore del viso come emolliente è capitato a me così come a qualcun altro che la pelle potesse assorbire qualche batterio, e così fù. Un mattino avvertii un prurito sul volto, prurito che di fronte allo specchio era diventato verso sera una distesa di pustole purulente che avevano ricoperto il mio già non bellissimo viso. Andai da Enzo e chiesi di andare da un dermatologo, e mi concesse così l’auto del villaggio per recarmi a Torino al pronto soccorso. Dopo 5 ore di fila in quella struttura sanitaria credo fosse il San Lazzaro, il medico mi prescrisse una visita dermatologica… mi recai quindi con il cappello blu e gli occhiali blu a specchio alla vicina clinica dermatologica, ma ahimè trovai chiuso, appena chiuso… non vi dico il mio umore, iniziai a suonare il campanello e battere sulle porte come un pazzoide finche minacciarono dall’interno di chiamare la polizia; ah già non ci avevo pensato, fu così che fui io a chiamare il 113 o almeno ricordo aver detto che lo stavo per fare, passò però un medico che vista la scena che gli si presentava dinnanzi, incuriosito chiese il perchè di quel parapiglia e di quel trambusto. Ebbi così l’occasione di poter spiegare la situazione, ovvero che arrivavo da due ore di auto di distanza, che facevo l’animatore al villaggio di Sansicario che avevo fatto 5 ore di coda al pronto soccorso e che lavoravo in mezzo alla gente e che per nessun motivo me ne sarei andato senza una diagnosi o senza un farmaco da prendere per curare quelle pustole che deturpavano il mio volto in modo preoccupante. Il medico fece un gesto di intesa con il portinaio e con l’infermiere con cui stavo discutendo e mi fece quindi accomodare in una stanza da solo. dopo qualche istante arrivarono cinque ripeto 5 medici. Esordii cercando di spiegare che in fondo non ero così pericoloso da giustificare un plotone di sanitari ma che ero semplicemente stanco e preoccupato per quella situazione, poi visto che mi fissavano quasi divertiti spiegai che in genere non uso cappelli blu e nemmeno abbinati agli occhiali ma che erano solo un modo per distogliere l’attenzione dal mio viso di cui mi vergognavo. Si fecero una risata, e mi diagnosticarono una Follicolite raccomandandomi di non usare il rasoio da barba in sauna poiché si sarebbe potuto reinfettare. Gentalin Beta e via. Tornai al villaggio due ore dopo . La cura funzionò in fretta, in due o tre giorni le pustole scomparvero. ringrazio ancora la ragazza di Genova che mi aveva regalato quel bruttissimo cappello. Anche se oggi non avrei il coraggio di conciarmi in quel modo! Anche questo è stato Sansicario 84/85
Ps: menzionare tutti è arduo, ma un saluto va a tutti i valturini di quella stagione, la mia seconda… non perdetevi la prossima , se avete tempo e voglia