MA CERTO CHE SIAMO LIBERI DI ESPRIMERE CIO’ CHE VOGLIAMO, COSI’ COME VOGLIAMO CHE LA DISCUSSIONE ED IL DIALOGO SIANO UTILI ANCHE PER LO SVILUPPO DI OGNI DISCORSO, MA IL PUNTO CHE TRATTO QUI E’ UN ALTRO.

Voglio iniziare e forse anche chiudere, con una piccola dissertazione di natura sociologica riguardante il nostro modo di pensare e probabilmente di comunicare, senza naturalmente esimere me stesso dalle eventuali critiche (qui ci sarà il solito (exusatio non petita)… ,Etc… etc… Intendevo il modo di approcciare alle notizie il modo di elaborarle e il modo o la necessità propria di opinare (quasi sempre non richiesta.) Siamo legati a fatti a alle questioni che il nostro essere uomo sociale e anche social, non può o non vuole ignorare, anche se sarebbe carino ogni tanto ignorare delle cose di cui non abbiamo assoluta conoscenza, nel senso che conoscere superficialmente una cosa dovrebbe già bastare ad ognuno di noi come semplice informazione, entrare nel merito di una questione a noi sconosciuta invece ci rende protagonisti si, ma in negativo senza che il più delle volte ce ne possiamo rendere conto, il che è addirittura più grave.

L’opinione è libera, certo è che se vogliamo che conti qualcosa dovrebbe essere come minimo informata. Io infatti, ho la mia opinione ma più che manifestarla preferisco restare eventualmente su un tema raccontando la mia esperienza relativa che cercherò di mantenere per quanto più possibile scevra da opinioni personali o ideologiche. “Faccio bene? Faccio male?” dovrei auto-giudicarmi per dirlo con esattezza. Ognuno di noi dovrebbe esprimere e raccontare o raccontarsi senza avere la pretesa di avere la verità in mano, purchè sappia di cosa stia argomentando.
Le notizie, arrivando quasi in tempo reale ci fanno percepire come se ci fossimo in mezzo, una situazioni che magari in altri momenti storici sarebbero sembrate assurde ma che ora con l’espansione dei vari mezzi di comunicazione tra cui i social ci portano all’interno di un problema facendoci (a volte) pensare e riflettere su tante cose: ci troviamo a parlare di guerre, di politicha, di economia, di macroeconomia mondiale, Sport, di finanza, medicina, salute chirurgia, astronomia. Ascoltiamo le notizie di eventi vari, su quello che si lasciano dietro, sulle implicazioni umane, politiche, religiose, economiche, sociali. Grazie ai media ed ai social ci sentiamo coinvolti in un villaggio globale nel quale tutto succede e tutto passa a velocità vertiginosa, parliamo, ci confrontiamo, litighiamo, esprimiamo opinioni, discutiamo animatamente fino al punto di immedesimarci in ogni situazione.
Cosa farei io, cosa avrei fatto io? Senza mai chiederci veramente, – chi sono io? – Quali conoscenze della materia ho, quali competenze su un fatto posso mettere in campo per poter definire, catalogare, discutere di fatti che guarda caso riguardano molto spesso altri e non noi. Anche in questo caso succede un po’ come nel calcio, siamo tutti commissari tecnici della nazionale ed ogni giorno che passa, ad ogni nuovo fatto di cronaca di cui abbiamo notizia diventiamo automaticamente degli “espertoni”. La verità è che bisognerebbe essere dentro una situazione e non dentro un’affermazione o una notizia per poter esprimere una vera opinione meritevole di essere presa in considerazione, ma tant’è. Cosi facendo assumiamo (a torto) il ruolo di protagonisti virtuali, empatizzando, naturalmente sempre virtualmente con questo o con quel fatto, non abbiamo ritegno nemmeno su un argomento come la guerra, o la medicina.
Il punto principale è che diamo un opinione con presunzione di verità, quando, per essere proprio precisi.. ma dico…. precisissimi, bisognerebbe essere pesci per rispondere esattamente alla domanda: com’è il mare?… e mi scuso per la profonda ed abissale iperbole. Sono opinioni, sono sensazioni, sono puramente empatia che noi diamo a chi ci fa più comodo in quell’istante in base al nostro stato d’animo ma, come dicevo, la verità è sempre altra cosa, e non quello che ci appare, forse aveva ragione Platone, spesso guardare e spiegare le ombre della caverna è lo sport che più ci appaga’ ma l’opinione è opinione, ricordiamocelo, la verità si nasconde tra una miriade di pagine di relativismi e personalismi a cui noi diamo estrema dignità e spacciamo per verità. I complottisti sono dei veri specialisti nel mistificare delle verità e le loro verità dovrebbero andare contro a quella che loro ritengono una verità mistificata, ovvero un imbroglio, ahia… forse preferivo un atto di fede, almeno era supportato da un idea, un ideologia che fondava le sue basi in qualcosa di concreto fosse religioso o scientifico o di altra natura…

Esistono le verità oggettive che noi possiamo codificare solo se ne siamo diretti protagonisti e che riguardano il nostro campo di esperienza, ma esiste una verità relativa di cose che non ci riguardano direttamente e di cui possiamo solo esprimere un opinione o anche un giudizio, si ok anche quello concediamocelo, tuttavia come detto sopra, l’errore più grande che possiamo fare, sarebbe quello di dare a quel giudizio la parvenza di verità. Qualcuno potrebbe argomentare che un’opinione non è un reato, “certo..” rispondo io ” non lo è, ma lo diventa quando cerchiamo di convincere gli altri che la nostra è un’opinione corretta, sopratutto su fatti che non conosciamo. Il fatto che qualcuno ci abbia consentito di esprimere liberamente dei giudizi e delle opinioni, come tv social etc. altro non è che un ennesimo tipo di marketing teso a coinvolgere il maggior numero di persone a fini commerciali o ideologici. Così ci troviamo di fronte titoloni di giornale che spesso nulla hanno che fare con le realtà di cui cercano di “informare” spesso le informazioni giornalistiche servono a spostare linee di pensiero ed opinioni, ovvero “VOTI” utili a questa o a quella parte politica, nei social oppure in molte testate on-line viene scritto un incipit o meglio un TAG o ancora di più un titolo che ci porta ad aprire l’articolo in questione che ci porta a cliccare per capire, per sapere; Ma quando apriamo ci accorgiamo che nulla di quello che il titolo prometteva o a cui alludeva è reale, è il click bating, una tecnica per catturare polli, ovvero persone superficiali ed emotivamente esposte, e chi non lo è in questi tempi? Qualcuno lo ha capito e ne fa del business approfittando di noi superficialotti che non pensiamo sempre che una notizia buttata li in determinate forme, nasconda un tranello. Il bombardamento mediatico è quindi la causa oppure lo è la nostra incapacità di ragionare? Non faccio il sociologo e non mi occupo di massimi sistemi, giudicando sarei già in contrasto con quanto scritto fino ad ora. Ma state sicuri che non ho la pretesa di avere ragione, anzi forse proprio perché ho voluto scrivere mi metterebbe dalla parte del torto.

Apro l’ennesima parentesi: sono moltissime le persone che si vantano di dire sempre quello che pensano, purtroppo sono troppo poche quelle che sanno vantarsi dei loro silenzi. Prima di dire quello che pensi sarebbe opportuno capire se quello che stai per dire, sia o no una verità oggettiva, altrimenti, sei uno che pensa male o pensa sbagliato.

Per concludere, l’opinione in quanto tale non è mai giusta ne tantomeno sbagliata, ma il silenzio rispetto ad una cosa di cui conosciamo soltanto i contorni o solo quello che siamo riusciti o ci hanno voluto far sapere, credo sia spessissimo meglio. Naturalmente quello che ho scritto, nulla ha a che vedere la differenza di opinioni su questo o quell’argomento, guai se non ci fosse un pluralismo di idee, tuttavia, spero si sia capito, sono solo contrario alle modalità con cui vogliamo perorare le nostre cause o portare avanti i nostri credo, spesso modalità che poco hanno a che fare con gli stessi credo che vogliamo portare avanti. Siamo in mezzo al puro mare della dialettica e della retorica, lo comprendo, tuttavia un passo indietro ad ascoltare anche in modo empatico le opinioni altrui non sarebbe per nulla una cosa malvagia.


