Valtur Memories 3 EK85

El Kebir 1985

Chapter 1

La stagione 1985, Mamma ho preso l’aereo! l’indianata, la Carmen, le luci di Biserta, ovvero: Come fare arrestare un capo – villaggio. Ali Babà.

Diamo un senso ed iniziamo, dalla fine… o quasi.

Era già la fine settembre o la prima settimana di ottobre, insomma, il villaggio stava chiudendo e tra scritte di fuoco ed emozioni alle stelle concludevamo quella che ricordo come una delle più belle stagioni passate in villaggio. Eravamo tutti andati a letto tardissimo, molti di noi non erano affatto andati a dormire, qualche saldo di fine stagione, qualche ultimo bacio dato alla turista di cui ti innamoravi ogni settimana (apro una parentesi sull’argomento: nutro ancora una seria invidia per quei ragazzi dell’equipe che non avevano bisogno di raccontare la propria vita alle ragazze per riuscire ad ottenere qualche momento di calore di intimità e sesso. Io come altri non particolarmente dotati fisicamente che potevi paragonare a divinità greche e credetemi, ne ho visti parecchi; la dovevo buttare sulla simpatia, sulla profondità d’animo, sulla comprensione e l’ascolto cercando anche di sembrare intelligente. Comunque al di la di quello che ognuna delle crocerossine benefattrici del momento avesse pensato, probabilmente grazie al ruolo o alla scritta EQUIPE sulla maglietta, qualche soddisfazione me la sono tolta pure io durante quei 17 anni passati in villaggio anche se poi in alcuni casi mi ero innamorato veramente, ma questa è un’altra storia. Torniamo ad El Kebir: ultima notte di apertura di quella incredibile stagione. Nel pomeriggio Fiorello con i tecnici del suono tra cui Monzef decidono di fare una bellissima improvvisata, ovvero dare la sveglia notturna ai turisti disponendo in varie zone del villaggio le casse acustiche ed alle 4 in punto mettere al massimo del volume la sigla del villaggio a mo di sveglia, infatti il villaggio si doveva svuotare completamente, le persone dovevano fare colazione e dopo aver fatto caricare i bagagli sui pullman sarebbero ritornati alle loro case, quale migliore sorpresa della sveglia con la sigla del grande ex animatore ora cantante professionista: Diego Vilar (L’estate Vola)! C’era entusiasmo per l’evento, un finale di stagione con il botto, così lo avevamo definito parlandone tra di noi, pure Umberto Mauro, il capo-villaggio si era alla fine, dimostrato, non senza qualche remora, d’accordo con quella scelta, non sapeva di trovarsi di fronte ad “amici” che nella migliore delle ipotesi sarebbero finiti nel girone dantesco dei consiglieri fraudolenti… La musica partì, il volume come stabilito era al massimo, ” l’estate vola, come il vento caldo o il fuoco di un falò” cantava il ritornello. Dalle finestre delle stanze si vedevano accendersi le prime luci, alcuni clienti si affacciavano sorridendo o elargendo all’equipe benevoli insulti, sembrava fosse la sveglia perfetta e per certi versi lo era. In mezzo a tutta quella perfezione non avevamo solo tenuto conto di un piccolo particolare, il vento. Così come sospinge le navi e le barche, così come sa spazzare i campi e le brughiere, così come sa essere distruttivo, quando è troppo forte, sa anche portare i suoni molto lontano, infatti nel giro dei primi due minuti di sigla le luci della vicina Biserta iniziarono ad accendersi, le colline circostanti iniziarono ad illuminarsi come in un presepe, ma la cosa peggiore che non avevamo considerato fu che proprio incollato al villaggio c’era un resort residence nel quale proprio in quella settimana era alloggiato uno dei ministri del governo dell’allora presidente Ben Alì. Ahimè si accesero pure le luci di quel residence… Li per li a noi non sembrava fosse successo nulla, tutti continuavamo a sollazzarci in quella che pareva essere stata un’altra bellissima idea, mantenere il livello emotivo di tutti, molto alto, sia quello dell’equipe sia quello dei turisti. L’atmosfera era magica, alcune persone iniziavano a salire nei pullman salutandoci con le lacrime agli occhi, altri, grati, arrivavano sorridendo dalla hall per riconoscere il loro bagaglio per farlo caricare, noi tutti, con addosso la divisa dell’equipe a salutare, i più fortunati a rubare l’ultimo bacio, altri a scambiare indirizzi e promesse. All’improvviso, dal vialetto di ingresso notammo due auto della polizia in arrivo, in pochi secondi ci guardammo e qualcuno richiamò l’attenzione del capo-villaggio Umberto. La scena durò solo qualche secondo. La polizia parcheggiò vicino ad uno dei bus, scesero degli agenti scesero dalle auto e arrivando sulla scalinata dell’ingresso si rivolsero ad un gruppo di persone dell’equipe: Fiorello, Carlo Bellomo (capo Sport) Io, Alfred Oddorizzi (maestro di surf e non solo) il tecnico del suono Guido Ostana assieme a Monzef, poco più in la il capovillaggio Umberto era a parlottare sull’ organizzazione con il capo gestione … “Cest chi le responsable?” Chiese il poliziotto… Ecco, se ci fossimo messi d’accordo, se fossimo stati attori in una originale commedia teatrale ed avessimo imparato a memoria il copione, un gesto di quel tipo non sarebbe riuscito così bene, la sincronia del momento aveva qualcosa di inspiegabilmente matematico infatti, all’unisono, tutto quel gruppetto tese il braccio con l’indice proteso ad indicare la persona responsabile del villaggio. “Lui !” dicemmo in coro. Il gruppo di poliziotti andò dal capo-villaggio gli notificò a parole qualcosina sottovoce poi gli si misero uno a destra ed uno a sinistra e lo scortarono verso L’auto di servizio tra lo stupore nostro e dei molti clienti, il suo sorriso sarcastico che voleva dire: “con voi facciamo i conti dopo”. Erano circa le 6 di mattina. Ce lo riportarono a metà pomeriggio. Io e l’allegro club dei “Giuda Escariota”, ovvero quelli che avevano indicato subito e senza alcun dubbio chi fosse il responsabile, eravamo rimasti un po’ in pensiero. Fortunatamente, tutto credo si sia risolto senza strascichi e solo con una lavata di capo Per il povero Umberto, ma non riesco a non ridere ripensando alla sua faccia e a quella dei miei colleghi mentre lo portavano via. Umberto era da poco stato promosso al livello di capo-villaggio un ruolo che al tempo era difficilissimo da raggiungere e nonostante l’azienda fosse all’epoca un asset parastatale gestita da una finanziaria della cassa del mezzogiorno (Insud) non esistevano raccomandazioni per nessuno dei ruoli al villaggio tantomeno per il manager. Umberto ci era arrivato per suoi meriti legati sopratutto ad una grande capacità organizzativa, Il suo aspetto non gli rendeva completamente merito poiché la barba bianca unita alla chioma canuta lo facevano sembrare forse un tantino più anziano di quello che in realtà fosse, l’unico limite di Umbi era forse il suo carattere un po’ spigoloso e poco propenso ai cambiamenti ed alle cose di cui non aveva il controllo cosa che per altro in un direttore capo manager è una dote, molto umano e passionale, comunque, a volte non conteneva la rabbia quando molteplici volte in una stagione qualsiasi membro dell’equipe me compreso qualche cavolata la combinava… la sua fisicità ed il suo carattere in villaggio diventavano comunque bersaglio dei vari capo animatori di turno o dei vari capo sport (pochi comunque) a cui lui concedeva il privilegio di scherzare su di lui, infatti solo in un secondo momento della sua vita professionale si era abituato alle prese in giro dei vari guitti che approfittavano della sua autorevolezza per dissacrare a mo’ di “Pierino” la sua figura istituzionale di capo. In questo gioco delle parti, sicuramente in quella stagione Fiorello e Carlo il capo-sport erano riusciti a creare assieme a lui una sinergia talmente efficace che ogni sera in teatro il pubblico si aspettava qualche scaramuccia tra di loro, e visti i personaggi in commedia, erano a dir poco irresistibili. Ora, Umberto con cui ho vissuto molte altre stagioni, per cui potrò ancora raccontare di lui vive per la maggior parte dell’anno ad Agadir in Marocco dove si gode la pensione giocando a golf e incontrando tanti amici ex Valtur che lo vanno trovare, ricordando le stagioni passate assieme a lui e anche la sua amata compagna prematuramente scomparsa e che che molti di noi hanno conosciuto, una splendida persona: ROSARIA Cigliano a cui voglio fare una dedica speciale.

Chapter 2 : Volare, oh oh!

Ho iniziato dalla fine poiché gli eventi di quel giorno furono uno straordinario esempio di come la stagione fosse stata portata avanti in modo si organizzato, si professionale, ma sopratutto goliardico, far arrestare il proprio capo ridendo è scherzando non è da persone completamente sane di mente. Eccomi quindi alla partenza, Il solito telex che Paola Rossi su indicazione della preziosa Simonetta Sparapano inviavano dalla storica sede di via milano 42 mi avvisava di trovarmi a Roma Fiumicino per il volo Alitalia delle 14.30…

Ok, forse qualcuno non lo sa ma per me era in assoluto il battesimo dell’aria. In tutti i modi ero riuscito a procrastinare l’evento, la mia paura di volare era motivo di viaggi in auto o in treno a volte lunghissimi. In questi frangenti, ovvero subito prima del volo, il livello di “ipocrita religiosità” aumenta in modo esponenziale: preghiere, rosari giaculatorie, meditazioni sul senso della vita e sulla spiritualità, e varie esperienze di introspezione filosofica entrano pervasivamente e prepotentemente a far parte di te e si impossessandosi di ogni emozione sensazione ed ogni cellula del tuo corpo, neuroni compresi, l’immaginazione arriva a livelli sconsiderati e ti fa ritrovare in situazioni sempre spiacevolissime, ancora oggi vivo male quei momenti anche se poi l’abitudine ha iniziato a farmi apprezzare la bellezza del viaggio in aereo a meno che non intervengano condizioni meteorologiche proibitive, che fanno riaffiorare le ataviche ansie. Naturalmente atterrammo all’aeroporto di Tunisi un oretta e mezza dopo la partenza, il viaggio fu al netto delle mie paure abbastanza ” confortevole” volammo con il Md 80 della flotta Alitalia.

Espletate le operazioni di dogana partimmo verso il villaggio che si trovava ad un paio d’ore di strada.

Chapter 3 Paninari e co!

Credo sia una sensazione piuttosto comune quella di sentirsi pionieri ogni volta che si percorrono nuove strade o si visitano nuovi paesi o territori, poco conta se ci sono già passate milioni di persone , ma in quel momento ci sei tu, con i tuoi occhi assieme alle tue aspettative ed ogni piccolo fatto ti sembra unico, la bellezza della soggettività ! Arrivammo al villaggio e venni accolto dalle persone dell’equipe che in pratica erano già li tra cui Fiorello che mi aveva voluto come chitarrista e uomo tuttofare e il capo-villaggio Umberto assieme al capo sport Carlo Bellomo di cui avremo tempo di chiacchierare. Mi ambientai quasi subito, oramai anche se non ero un veterano avevano iniziato a conoscermi e anche a fidarsi, tant’è che oltre alle mansioni di routines che si dava per scontato eseguissi mi venne affidato l’incarico di gestire organizzare ed in qualche modo riunire i ragazzi che potevano creare qualche problema alla struttura alberghiera, in fondo quella è l’età della ribellione, per cui evitare che si inseguissero per farsi i gavettoni oppure che si facessero male organizzando giochi estremi come scavalcare muri o fare sortite in cucina di notte per prelevare dolci o croissant, senza tralasciare la visita al bar notturna per prendere qualche bevanda, insomma erano tutti questi buoni motivi per tenere sotto controllo quel folto gruppo acefalo di adolescenti che in ogni modo cercavano di divertirsi ma non sapevano forse scegliere il modo corretto di farlo. Di conseguenza oltre alle mie note mansioni di chitarrista e di preparatore di scritte di fuoco nonché di organizzatore di tornei di carte e aiutante degli scenografi, investivo i secondi rimasti per organizzare le giornate dei miei ragazzi, si proprio così iniziai a chiamarli i “Miei” e loro mi iniziarono a chiamare “Papi”. La verità è che per evitare loro la noia li portavo a lavorare spesso con me dietro le quinte, Aiutate Papi a verniciare il palco, a metter a posto alcune scenografie, sicuramente un po per gioco un po’ per una strana alchimia che tutt’ora non so spiegarmi questi mi seguivano, chi in modo pedissequo chi invece rimbrottando qualche insulto ma mi seguivano… Alcuni si presentavano vestiti tutti griffati, era infatti il tempo in cui in Italia imperversavano i “Paninari” forse l’unico fenomeno sociale giovanile nato e cresciuto completamente in Italia, inoltre esaltato dalle performance di alcuni comici di “drive Inn”,e addirittura cantato nelle canzoni del famosissimo gruppo inglese “Pet Shop Boys” insomma, ebbene forse proprio dai paninari ho avuto le più grandi soddisfazioni, mi avevano eletto capo branco e facevano esattamente tutto quello che gli chiedevo, dai giochi, alle piccole mansioni lavorative o aiuti nei passaggi in spiaggia. Mangiavamo a pranzo ed a cena tutti assieme e senza che lo avessi mai chiesto, a fine settimana si presentavano con un regalo che probabilmente i genitori avevano pensato per ringraziarmi delle loro vacanze passate senza dover rincorrere ed aspettare i figli oltre ad averli in sicurezza fuori dalle scatole. Il gruppo era così coeso ed invidiato che dai 12 /16 anni di range d’età era diventato un 12/18.. e talvolta 19 … ci ho provato altre volte in altri villaggi, mai con lo stesso successo di El Kebir 1985. Il successo si misurava anche dallo scroscio di applausi e dal tifo che ricevevo durante le presentazioni a fine settimana o dagli applausi e cori da stadio che mi venivano dedicati durante le mie comparsate negli spettacoli anche per parti di poco conto se non addirittura insignificanti.

questo mi metteva al riparo sicuramente dai mille difetti che col tempo avevo sviluppato compreso la sveglia del mattino che è sempre stata uno dei miei punti deboli e che mi metteva nella posizione di essere giornalmente “cazziato” dai miei superiori; per cui, durante il giorno dovevo dimostrare di essere dappertutto ed essenziale al villaggio. A dir la verità a me piaceva proprio farlo e questo in fondo serviva a farmi talvolta perdonare qualche mia mancanza mattutina. Naturalmente gli scrosci di applausi che quegli adolescenti mi riservavano erano una sorta di tifo organizzato e sicuramente qualcuno dei ragazzi lo faceva con il piacere ed il gusto di farlo, anche se molti di loro lo facevano e ne sono convinto, solo per il gusto di fare un po’ di baccano. Nulla a confronto degli applausi che in quella stagione riusciva a strappare quel Fiorello con cui oramai avevo raggiunto un rapporto quasi di dipendenza professionale, in pratica: ero una remora, si, uno di quei quei pesci che si affianca allo squalo per garantirgli una corretta igiene, si, insomma una sorta di successo parassita di cui pure io come altri beneficiavamo un po’ come la luna brilla grazie al sole anche se poi quel sole si chiamava Rosario Fiorello.

Chapter 4

E’ difficile Parlare di VALTUR, delle stagioni delle equipe e dell’animazione turistica e non ricordare il nome di Rosario Tindaro Fiorello, nel termine “ricordare ” non intendo tenere a memoria un nome che di per se potrebbe sembrare addirittura un po’ buffo diventando magari uno dei tanti nomi che ricordi, eh no! Decisamente no! Non solo il nome ma la figura il viso l’espressione di Fiorello hanno fatto di lui un artista vero, lui ha creato … anzi no, lui non ha creato, lui era semplicemente se stesso, con il suo entusiasmo con le sue paure con la sua ipocondria, con il suo saper mettere le persone al centro mentre le prendeva in giro senza farle mai sentire in svantaggio, e dove per qualche motivo lui si accorgeva di aver calcato un po’ la mano nello sfottere qualcuno, subito lo faceva apparire come il migliore, ovvero lo omaggiava per aver fatto divertire gli altri, come se si fosse donato. Chiunque sia stato preso in giro da Rosario, sa che o era già iperfamoso o lo sarebbe diventato da li a poco e in quel microcosmo chiamato villaggio che altro non era che uno spaccato di vita e della società di quell’epoca, lui ti faceva diventare un personaggio. Era capace di metterti alla berlina di mille persone e allo stesso momento sapeva riportare la sua vittima sullo stesso piano degli altri se non addirittura ad un piano superiore. Essere considerati da lui significava essere conosciuti da tutti, essere nominati da lui garantiva una certa fama; certo, stiamo parlando di un villaggio turistico, non di un canale televisivo come possiamo intendere oggi dove basta presenziare ad un talent e diventi famoso.

Beh, Saro aveva lo stesso potere che hanno oggi i talent o le agenzie di comunicazione, ma lui lui era solo, non aveva strutture televisive alle spalle se non quel palco o quella piazzetta unita al suo microfono o questo o quel chitarrista che poi divento un gruppo musicale, ( Gli storici: Cactus ) o questo o quell’amico o capo-villaggio che lui non mancava di massacrare come un discolo monello fa a scuola con i prof. martirizzandoli con battute ed altro, il tutto però senza essere mai maleducato non era mai bullismo microfonico e La gente lo percepiva, lo voleva e idolatrava quell’ abbronzatissimo siciliano con la faccia da mascalzone gentile. Quando era ora di pranzo la gente non andava a sedersi al ristorante se lui stava al microfono; poteva essere in piscina durante la sigla o in montagna per il gioco aperitivo, dava il buon appetito a tutti poi ci attaccava una canzone, una battuta, un input, chiedeva un applauso per qualcuno… insomma più volte lo Chef doveva arrivare in Piscina urlando con un coperchio che percuoteva con un mestolo ricordando che il pranzo si raffreddava. Saro, poi si scusava, sapeva che nel turismo l’aspetto gastronomico era fondamentale assieme alla sistemazione alberghiera, lui, noi, l’equipe, eravamo un utilissimo e preziosissimo orpello che doveva aumentare il gradimento degli ospiti, tuttavia bisognava fare attenzione a non creare problemi agli altri settori. Il villaggio era un meccanismo perfettamente oliato dove ogni cosa accadeva quando doveva e ne seguiva o ne precedeva un’altra. Rosario, era così, Picasso sapeva disegnare il semplice figurativo, altri artisti conoscevano le basi del disegno ma lui inventò il cubismo, così come Kandinskjy sapeva dipingere, disegnare, ecc ma fu il primo a dare un senso all’astrattismo, anzi lo inventò erano artisti entrambi che mettevano loro stessi nelle loro opere forse erano essi stessi le loro opere il proprio talento il proprio stile. Fiorello metteva se stesso in quel lavoro e con buona pace di tantissimi bravissimi e tecnicissmi animatori attori comici, cantanti professionisti lui aveva coniato il suo stile, lo stile che lo ha portato ad essere quel che è diventato, Il re degli showman, una maschera, un archetipo, nel marketing si definirebbe un Brand. Eh si, quel ragazzone abbronzatissimo che amava scimmiottare i cantanti, i ballerini gli attori, è ora uno di loro come una maschera, riconoscibile come un arlecchino, un pulcinella un Totò. Ad alcuni non piaceva e per alcuni ha oggi stufato, ok, a volte si lasciano le fidanzate o le mogli a cui si giura amore eterno, quindi rientra perfettamente nella normalità e nel corso delle cose che nei grandi numeri prima o poi a qualcuno possa non piacere, io me ne sono fatto una ragione, tuttavia nulla leva al talento di quel ragazzo che all’epoca ancora non era conosciuto anche se…

“Salve, che fate?” Disse una voce femminile, mentre sul palco alle 17 di pomeriggio io davo una mano a montare le scenografie della sera al fantasioso scenografo di Termini Imerese con cui per altro sono ancora in contatto, Daniele Sperandeo. Ci voltammo entrambi di scatto e iniziammo a fare le solite battutine da seconda media, una ragazza di una trentina d’anni aveva sceso le scale del teatro per parlare con uno di noi, ci eravamo già montati la testa, e avevamo subito iniziato a fare i simpatici, ma lei tagliò subito ogni tipo di conversazione, in quel frangente voleva il controllo i comandi del discorso, eludendo ogni tentativo tamarro di allusione ci chiese un parere: – Vi posso chiedere una cosa? Cosa ne pensate di quel ragazzo che canta e che fa il capo animazione qui? Ne ho sentito parlare addirittura in Italia da persone che lo hanno visto lavorare – ” Ah, parla del nostro capo, non possiamo certo parlar male di lui altrimenti ci licenzia, cosa vuole che le diciamo?” – Certo, immagino, ma io volevo sapere e sentire cosa ne pensano i suoi colleghi, a me pare essere uno uno in gamba – disse. II discorso si faceva serio e noi stavamo cominciando ad intendere che dovevamo dare le informazioni che ci chiedeva, quella donna aveva un tocco di professionalità sebbene fosse vestita da mare, tuttavia ancora non eravamo convinti ad aprirci con lei, che indagine era quella? Fu lei stessa a toglierci dall’imbarazzo, non ricordo il nome che ci diede ma disse: sono tal dei tali della Baby Records non so se la conoscete, è una casa discografica che lancia nuovi personaggi , i cosiddetti emergenti!- Tutto fu chiaro, iniziammo a parlare e ad essere più tranquilli professionali, ma ricordo con esattezza le parole precise con cui risposi a quella giovane manager discografica: ” io sono Giulio, ehm il suo chitarrista ” -Si lo so, vi ho visti in anfiteatro mentre suonavate e cantavate ogni pomeriggio, ma cosa mi sai dire di lui, tu, cosa ne pensi? Oramai mi ero sciolto ed andai a ruota libera. Dissi: ” Mi ascolti bene, e sono sicuro di non sbagliare, io penso che Saro Fiorello nel 2000 sarà famoso tanto quanto il Pippo Baudo Nazionale oggi, se lo segni e poi mi dirà, questo è quello che penso. ” Anche Daniele lo scenografo annuì dandomi ragione e con spiccato accento di Termini Imerese disse: ” é bravissimo come artista e come persona!” Lei sorrise, ci ringraziò e se ne andò! Quel che è successo poi sulla carriera di Fiorello è ormai storia, una storia che ho vissuto da dentro e una storia di cui avevo già modestamente previsto come altri per altro l’evolversi degli eventi. (Ps. diffido chiunque ad annoverarmi tra quelli che dicono di aver scoperto Fiorello)

Chapter 4

Indianate di ferragosto

Carlo di cui parlerò in un prossimo capitolo era il capo-sport di quella stagione ad El Kebir, aveva quindi il compito di organizzare le attività sportive per gli ospiti, era basso con pochi capelli ed uno sguardo che sembrava prenderti in giro ogni secondo che i suoi occhi si posavano su di te o incrociassero il tuo sguardo, una persona intelligente e scaltra ma a guardarlo poca era l’attinenza con l’incarico che ricopriva , nel senso che fisicamente non rappresentava l’idea dello sportivo, invece a eloquio probabilmente aiutato dalla sua laurea in giurisprudenza era un campione, solo Fiorello riusciva a tenergli testa, sicuramente per l’aspetto fisico ma come tutti sanno a Fiorello non manca certo la parola, per questo tra i due era nata una specie di sfida complice che faceva i loro dialoghi in gag irresistibili, oltretutto erano pure coalizzati quando il capo-villaggio provava ad intervenire in qualche rimprovero dato all’uno o all’altro, per cui la sera in teatro prima di iniziare lo spettacolo si passavano momenti spassosissimi di sano e puro divertimento proprio perchè quei tre elementi avevano imparato a prendersi in giro e a giocare tra di loro come perfetti monelli. Nessuno all’epoca avrebbe immaginato che per un certo periodo di tempo Carlo sarebbe diventato capo villaggio e addirittura un dirigente della società, così come Sarebbe addirittura diventato uno dei manager di Fiorello e che da li a poco avesse litigato con lo showman dando origine ad una separazione dolorosa non solo per la carriera ma sopratutto per la questione umana celata da quella divisione, storia di cui non preferisco non addentrarmi nei particolari. Tra le varie attività degli splendidi ferragosti Valtur vi era una serie di giochi e tra questi l'”indianata”. L’indianata altro non era che un modo ludico e simpatico di sfidarsi, tranne che che chi perdeva doveva pagare pegno o fare una penitenza. Querl particolare giorno, dopo la banda la sfilata dei carri il grandissimo buffet e la mega chitarra delle 14 in teatro le attività riprendevano ancora con giochi vari e proprio li fu organizzata ‘indignata alle bocce, evento nel quale chi perdeva ogni colo doveva bere da una splendida teglia ripiena di sangria la sua parte di penitenza; risulta agli atti che le penitenze furono parecchie e che in molti si erano stra-divertiti e come si diceva in gergo, “spaccandosi dalle risate”. Io quel pomeriggio avevo il mio da fare, completare le solite fiaccole e sistemare le varie scritte di fuoco, sul tetto del teatro e in spiaggia dove si accendevano i saluti e gli auguri di buon ferragosto che servivano ad alzare notevolmente il tono emozionale della serata, in più stavo dando una mano allo scenografo a montare la scenografia del musical di ferragosto. quale sera era di scena la versione parodiata della Carmen di Bizet. la scenografia imponente e i costumi variopinti a cui la costumista Betta e lo scenografo Daniele Sperando avevano lavorato erano tutti pronti. Nello spettacolo io avrei dovuto essere una delle guardie di don José, anche il mio costume era pronto. Mi fermò Umberto il capo-villaggio all’ingresso del ristorante: – Giulio, tutto ok con le scritte e le fiaccole?- ” certo Umbi, è tutto già piazzato e impregnato di nafta ” risposi. – bene, ora vatti a studiare la parte che stasera prendi il posto di Fiorello – e chiamami l’organizzatore degli sport terrestri che stasera prende il posto di Carlo. – Ah Bene come faccio ? Io la parte l’ho vista fare ma non so se sono in grado di…- ” Ce la farai benissimo! Tra le righe intesi: “o vai a casa! ” – Ce la farò, tranquillo certo che ce la faro’! – Gli risposi imprecando tra me e me. La sfida dei giochi e quella piccola simpatica rivalità tra animazione e sport in quella giornata era stata fatale sul campo di bocce a tutt’e due i contendenti che, alzato un po’ troppo il gomito non erano in grado di proseguire la giornata. So che non ho più visto ne Fiorello ne Carlo toccare altre volte bevande alcooliche, tuttavia li capivo poiché pure a me era capitato di sentirmi male in un altra occasione mentre qualcuno mi voleva fare apprezzare il fantastico “Tibarine” un liquore dolce a base di datteri. Lo spettacolo miracolosamente finì bene ed io ebbi la mia standing ovation che il gruppo junior mi tributò a fine spettacolo, dopo tutto mi chiamavano Papi e io cercavo di comportarmi per tutto il giorno come farebbe l’amico più grande o nel migliore dei casi come il fratello maggiore, mi piace vincere facile!. L’epilogo della giornata fu che la imponente scritta di fuoco, in realtà non si accese, Il manutentore mi aveva dato anziché la nafta, una miscela di nafta mista ad acqua che serviva a pulire ingranaggi di chissà quali macchinari riducendo il potere infiammabile della sostanza con cui avevo imbevuto ogni cosa… All’ inizio qualcuno voleva scorticarmi vivo, poi pare abbia scorticato il povero manutentore di turno che aveva scambiato la tanica della nafta con una tanica di nafta annacquata. il Ferragosto andò benissimo. e nonostante tutti gli sbattimenti la gente andò a casa con le lacrime agli occhi, qualcuno potrà dire tutti? io rispondo quasi tutti , si in moltissimi partivano dal villaggio e ci lasciavano con commozione ed attestati di stima. Io stesso assistei ad una scena indimenticabile dove il protagonista era il solito Fiorello ma la novità era che la protagonista era piuttosto age’. Rosario è sempre stato un bel ragazzo con un bel fisico per altro abbastanza muscoloso e sempre abbronzato, diciamo che le ragazze facevano a gara per accaparrarsi le sue attenzioni che lui da buon siciliano non disdegnava ma con molta discrezione,. La scena che stavo osservando sembrava una scena da film , Lui la guardava dall’ alto del suo metro e ottanta e più di altezza, lei basita lo guardava con animo rapito e con lacrime agli occhi, che non sembravano indicare supplica, non sembrava una scena di saluto vicino al pullman come era successo un po’ ad ognuno di noi, e poi l’oblio, no non era la stessa cosa non poteva, lei era una signora di 90 anni, ancora in forma, che si scusava, la frase che ascoltai era proprio questa: ” Sai ti volevo salutare e chiedere scusa, sto piangendo, ma non pensavo di potermi innamorare ancora alla mia età, io ti ringrazio per esserci. ” Non credo che Rosario abbia dimenticato mai quel momento sensibile come era.

CHAPTER 5

Ali Baba’

Ben lungi dall’assomigliare al più famoso ladro di Bagdad che cavalcava tappeti volanti e sfidava gran Visir e Maragià il nostro Ali e si accontentava più modestamente di occupare uno dei lati della grande e bianchissima spiaggia del villaggio, ogni tanto provava ad avventurarsi con il suo turbante ed il suo caftano a righe bianche e blu tra gli ombrelloni , ma puntualmente veniva redarguito in modo minaccioso dalle zelanti guardie che avevano il compito di proteggere i turisti da inopportune invasioni di campo da parte di questo o quell’avventore che aveva intenti puramente commerciali offrendo merci di ogni tipo come oggetti in peluche piuttosto che altri articoli d’artigianato tipico, fino ad arrivare ai veri e propri tappeti in acrilico purissimo. Era un vecchietto piuttosto bonario e mite, mai aggressivo, vantava una permanenza in Italia come venditore di tappeti abusivo e conosceva quasi perfettamente l’italiano o meglio la lingua italiana che si parla a Napoli, città di cui decantava la bellezza e di cui conosceva un sacco di canzoni con le quali approcciava i turisti per rendersi simpatico. Noi ci divertivamo a provocarlo in amicizia, alludendo alla sua senilità e lui con grande ironia stava al gioco , ” la cartuccia non spara più! ” diceva , lui vendeva di tutto e conosceva pressoché ogni mercanzia tu potessi desiderare in quella terra, io stesso acquistai un bellissimo Narguille’ che tutt’oggi posseggo e custodisco gelosamente in ricordo di quell’epoca e di quelle persone che in quei giorni ci hanno accompagnato nella nostra esperienza di animatori di villaggio turistico sparsi ai quattro venti nel globo terraqueo, per cui un ricordo non poteva non andare All Alibaba( chissà poi come si chiamava veramente) ed alle sue filastrocche arabo-partenopee….🧝🏽‍♂️🪗🎸🎼Carmela è una Bambola!

Ci sarebbe da scrivere una intera enciclopedia sui fatti di quella stagione ed ognuno dell’equipe, sono sicuro che ne potrebbe raccontare come me a decine; come dimenticare l’estro sportivo di Alfred Oddorizzi di San Virgilio di Marebba “montanaro” prestato al surf che non ti lasciava il tempo di guardare una ragazza che con il suo accento altoatesino le aveva già chiesto ” ciao, come va l’amore? ” frase che utilizzava come approccio un po’ con tutti e su sulla quale poi imbastiva un discorso basato sulle risposte , scherzosamente si autodefiniva e lo definivamo, il “missionario dell’amore”, l’ironia avvincente di Fabrizio Bolongaro che poi diventò uno dei capi-villaggio più quotati in Valtur e sicuramente più apprezzati dalle varie equipe. Insomma, di personaggi anche in quella stagione se ne potevano contare a bizzeffe. Per esempio Il grande Stefano Galli, veronese doc uno dei pochi che riusciva nell’intento di tenere testa a Fiorello durante una conversazione a tavola o tra amici insomma un’altra vera potenza della natura. Fulvio Vanacore futuro capo Villaggio così come il tecnico del suono Monzef, Uno che invece non incontrai mai più fu il mio compagno di stanza di quella stagione… Marco Marri era stato assunto come animatore al ristorante tipico e in pratica lo doveva gestire almeno dal punto di vista delle prenotazioni, non a caso arrivava dalla movida romana dell’epoca, faceva il PR nelle più famose discoteche, Histerya, Olimpo, Veleno… Romano di Monteverde Nuovo, con la coda ai capelli. Mi prese subito sotto la sua protezione, non che ne avessi particolare bisogno, ma a lui andava bene cosi ed il suo istinto paternalistico nei miei confronti non mi disturbava, anzi mi dava effettivamente un buon senso di sicurezza e i suoi consigli erano sempre preziosi , almeno per la mentalità che avevo allora. Diciamo la verità, se ho avuto mai una nave scuola su come si approccia una ragazza, beh, lui sicuramente fu un ottimo professore.😊.

quanti amici ricordi di quella stagione? Provo a fare qualche nome oltre a quelli già citati. Marco Bonuccelli detto “coca” a causa di una conformazione dei bulbi oculari particolarmente appariscente che unita al suo fisico sportivo surfista sportivo gli rendeva un discreto fascino, Michele Amenta al Bar, decano tra i capi bar e pure lui passato nel modo dei più. le hostess, tra cui spicca il nome di Francesca Cervellera , ebbene proprio cosi la Dellera che Fellini scoprì come attrice 2 anni dopo per il cinema se sbaglio correggetemi, non amo scrivere cavolate. Francesca Gruttadauria, la Hostess Tiziana, Simone il toscano, Gilberto di Trieste al Surf, Federico Lucchini alla vela, Toto’ Lisi L’economo, La Pallina (pallinara) Umberto Trentacarlini Capomateriali (rip) La grande coreografa Nicoletta De Luca con cui già avevamo lavorato a Nicotera e Sansicario. La costumista e i suoi splendidi costumi: Betta Barile, La Hostess Barbara Tassinari da Cesena, Il Brasilianissimo Renato, il grande arciere di cui nemmeno ricordo il nome ma era uno forte. L’infiermerona Barbara sempre disponibile con tutti, Il Carlone Galizia. Il tecnico del suono di Torino Guido Ostana, la hostess Rachele e la hostess Titti Fulvio Vanacore, Nicolino in Gestione Assieme a Lilly e al capo gestione Enzo, Il David Niven del villaggio, Linda mc Cae in Boutique insomma difficile ricordarsi tutti a distanza di così tanti anni

Chi ha lavorato ad El Kebir non può non aver conosciuto Il responsabile Escursioni, il dolcissimo Tarek ragazzo tunisino sempre sorridente ironico e disponibile, un amico per tutti e spesso anche un ottimo confidente, a lui, ahimè non più in vita ed alla sua splendida terra va la mia dedica più grande in questo racconto

Qualche nome posso averlo dimenticato insomma qualche nome mi tornerà in mente prima o poi e lo aggiungerò quanto prima. Ricordo che in questi scritti parlo di me e delle mie sensazioni ed emozioni non devono per forza far ridere o essere prese come verità assolute, in quanto ognuno vive le sue esperienze come le sente, di sicuro non ci sono bugie o cose scritte per sorprendere qualcuno, altrimenti scrivevo di fantascienza. Ciao a tutti, alla prossima puntata, se avete avuto la pazienza di seguire fin qui.

CREDITS: Per le immagini si ringrazia il VRT, Umberto Mauro, UN sorriso è per sempre,.

alcune immagini sono prese da google, se qualche immagine pubblicata viola qualche diritto, fatemelo sapere che provvederò a sostituirla.

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Una risposta a Valtur Memories 3 EK85

  1. Avatar di IvRein IvRein ha detto:

    Che Storia meravigliosa Giulio ! Le foto sensazionali , tu ragazzino 🩵 , la foto di Tarek… senza parole dall bellezza. Grazie Giul

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