VALTUR Memories: PILA 85/86

la storia continua…

Le stagioni in montagna si somigliano po’ tutte, sopratutto d’inverno le costanti rimangono gli spazi chiusi e la difficoltà di appoggiare le proprie cose che già di loro erano voluminose: tuta da sci, scarponi da sci, etc… Fu quella la mia prima sensazione riapprodando a Pila. Avevamo concluso da poco la stagione in Tunisia e ci trovavamo di colpo catapultati in un clima completamente differente, dai 40° di Biserta ai -10° delle mattine alpine della Val D’Aosta, dismesso il pareo per una non certo comoda benché calda tuta sciatica. Ho parlato al plurale poiché un gruppo di reduci dalla stagione Tunisina non era stato smembrato e in pratica potevamo contare ancora su qualche amico o almeno su alcune routine lavorative già ben consolidate da non dover riadattare. Lo scenografo Daniele di Termini Imerese, il capo animazione Fiorello, erano gli stessi, il chitarrista pure, eccomi qui, La capo hostess era Elisabetta Borrello, che era stata la capo hostess di Nicotera 85 quindi una garanzia da bollino blu, le sue ragazze filavano come orologi svizzeri, non a caso alcune diventarono in seguito capo hostess di storica fama come la biondissima e dolcissima Chicco Trombello che adesso addirittura è un’affermata pittrice. Anche ai ragazzi del mini baby club non era andata affatto male, erano diretti da Gaetano Dall’ara in arte Zucchero chiamato così proprio per la sua particolare dolcezza nel gestire le piccole creature che venivano in vacanza affidate ai ragazzi del mini dai genitori. Con Gaetano non ci si sbagliava e non ci si poteva sbagliare, Abruzzese rigido quando serviva con i suoi ragazzi e sopratutto morbido anzi dolce come lo zucchero con i bambini che in teatro lo adoravano, diciamo tanto quasi gli adulti adorassero Fiorello, e per di più non era solo poiché era coadiuvato Al baby club da personaggi come Cristina D’Ottavio e dalla compianta Enrica Tarquini che avevo già avuto modo di conoscere al villaggio di Nicotera nel1984 alla mia prima stagione, così come Stefano Ciorba grande animatore sportivo dedicato completamente ai bimbi… Un altra nazionale, un altro Real Madrid per dirla in termini calcistici.

Pila la conoscevo già, era stata la sede del mio stage nel marzo 1984, per certi versi mi sentivo a casa, ma ogni stagione è sempre diversa, nuova gente, nuove persone nuovi spettacoli da montare, nuove esperienze da fare, e poi era la stagione, i ruoli erano ben stabiliti e nulla aveva a che fare con lo stage, del 1994. Approdai dopo l’ormai noto interminabile viaggio in treno che da Santo stino di Livenza in veneto, mi portava attraverso vari snodi ferroviari fino ad Aosta, quella famosa stazione dove avevo preso il pullman che mi avrebbe portato al paese dei balocchi che mi era dalla prima volta sembrato il villaggio Valtur. Era cominciata qui quest’avventura, doveva essere un’esperienza, era diventata invece il mio lavoro, ero ufficialmente entrato nel tunnel…

La questione è In effetti letterale, quando arrivi al villaggio di Pila ti trovi dentro un tunnel scavato nella montagna dal quale si accede ai vari residence, hotel e non solo, eh si, infatti da li sul versante est della montagna si accedeva ad un corridoio che dava direttamente nelle camere del personale, le camere equipe di cui prima o poi racconterò qualcosa in più, cero è che il tunnel di Pila nonostante fosse quasi a 1800 metri s.l.m. non era uno dei posti più salubri del pianeta, sopratutto il giorno degli arrivi e partenze quando da tutta Italia dalle 7.30 di mattina in poi iniziavano ad arrivare frotte di turisti con auto che ancora non avevano montato ne filtro anti-particolato ne motori elettrici, unite alle auto che si recavano parcheggiare oltre il tunnel per poi recarsi a sciare. Le procedure di scarico o carico delle autovetture erano da svolgere in tempi rapidi per non intasare il piccolo piazzale interno e per consentire il normale traffico che portava ai parcheggi di superficie che lambivano le piste da sci proprio a due passi dalla Funivia Grimod. Uno dei momenti più difficili infatti era quando gli arrivi degli ospiti auto-muniti coincidevano esattamente con l’arrivo dei vari pullman di linea, o peggio provenienti dai vari aeroporti con la clientela in arrivo al villaggio. In quei momenti il tunnel di Pila o meglio il microclima di quel piccolo lembo di terra riusciva ad accumulare un numero di micro-particelle inquinanti e polveri sottili pari solo a grandi metropoli tipo Hong Kong o Tokio.

Poveri noi, in quelle ore a parte lo smog che riuscivamo a contrastare muniti spesso di mascherine, avevamo anche l’onere di tenere a bada le intemperanze di ospiti stanchi da viaggi passati incolonnati a causa del traffico delle varie italiche tangenziali o alle varie stazioni ferroviarie e aeroportuali. Una cosa positiva era che dal tunnel si passava immediatamente all hall che era molto grande e se vogliamo accogliente, ma che in quei frangenti era intasata di bagagli di ospiti in partenza oltre che in arrivo e l’effetto rilassante si perdeva fino alla conquista di un posto su qualche divanetto in attesa di compilare l’ennesima schedina di polizia ed avere poi la fortuna di accedere velocemente al bancone del ricevimento dove venivano assegnate le camere e consegnate le chiavi. Da adulto ho riprovato l’esperienza come ospite a Pila per due o tre volte e le sensazioni che ho provato erano esattamente simili a quelle che provavano gli ospiti quando ero di turno in uno degli accueil al villaggio di Pila.

Giunto all’interno del villaggio ogni cliente si sente rincuorato perchè anche se il cemento armato la fa da padrone è anche vero che è ricoperto in molti punti da assi di legno e che gli spazi interni di colpo diventano spaziosi e luminosi, e passando dal 5 piano dove erano situati il ricevimento e gli accessi alle varie ski room nonché l’accesso alle piste da sci, si poteva accedere al sesto piano dove si trovano il teatro il bar centrale e il ristorante, in pratica, un grandissimo spazio, che generalmente non si trova negli alberghi di montagna ma a Pila grazie a questi spazi si potevano fare molte cose: servire cocktail alla fine o prima di uno spettacolo, organizzare buffet al di fuori del ristorante con splendidi ingressi al ristorante o addirittura organizzare una cena proprio negli spazi comuni, traportando i tavoli dal ristorante alla zona teatro boutique e bar; In questo era un vero specialista il capo-villaggio di quella stagione, ovvero uno dei più famosi e grandi capi -villaggio che “mamma” Valtur aveva avuto la fortuna di annoverare tra i suoi dipendenti. Alessandro Montuorii!.. Uno dei pochi capi-villaggio che provenivano dal settore dell’animazione, per il suo stile e per la sua eleganza nel vestire e nell’uso della lingua italiana veniva soprannominato “il Principe”, La sua voce era inconfondibile con una tonalità di bassi che avrebbe fatto invidia al cantante Mario Biondi addirittura alla voce estremamente soul del mitico Barry White, portava i capelli corti con un caratteristico codino, sempre gentile ma autorevole coltivava una passione per la risoluzione facile dei problemi, noi su questa sua skill un po’ ci ridevamo su immaginandoci scene fantasiose su questa sua particolare predilezione all’arredamento del villaggio ed al suo design. Ale viveva veramente il villaggio come casa, lui faceva rinnovare la cartellonistica e le informazioni ogni stagione, il colore dei muri del villaggio in alcune parti comuni (naturalmente) in determinate occasioni doveva essere del colore che in quel momento a lui sembrava adatto, o magari decideva che in quella particolare occasione il ristorante andava trasportato in un altra zona, compresi buffet o altri elementi con piani di cottura per varie specialità gastronomiche. Il bello era che ci prendeva sempre, riusciva ad abbellire il villaggio, e a creare il clima che desiderava intervenendo sul contesto fisico del villaggio così da far brillare le sue idee che esaltavano quei particolari momenti. Non Vorrei ridurre il commento su Alessandro ad un semplice descrizione sulla sua bravura di “urban and hotel designer”, lui era (intendo nel villaggio) una persona carismatica, misurata e sapeva come gestire in modo educatissimo i momenti di tensione che potevano capitare nelle stagioni, con qualche personaggio dello staff, con qualche elemento esterno oppure con qualche ospite che non sempre si presentava in modo educato ad esporre una possibile problematica. Nella sua equipe a cui lui teneva quasi come alla famiglia non si dovevano usare Jeans almeno quelli di moda all’epoca scoloriti o strappati, e gli occhiali da sole erano banditi, Infatti Ale era sicuramente una tra le persone più eleganti con cui abbiamo lavorato nelle mie 34 stagioni in Valtur, ricordo ancora gl smoking e i doppiopetto che vestiva con estrema naturalezza, lui era uno stilista un architetto un motivatore, insomma un Capo villaggio in alcune cose ricordava sicuramente Enzo Oliveri con cui condivideva una grande passione per questo lavoro , diventata poi anche passione per il golf. In quella stagione ebbi la fortuna di incontrare molti altri personaggi e di ritrovarmi con molti altri con cui avevo già avuto occasione di lavorare. una delle cose che ricordo comunque fu la creazione degli spettacoli che anche grazie ad Alessandro iniziavano per Valtur ad essere scenograficamente più complicati sia nella costruzione che nel suo utilizzo.

Se prima eravamo abituati a vedere in scena dei fondali e delle quinte molto ben dipinte con al massimo qualche elemento scenico utile allo spettacolo, adesso si apriva una nuova era ed il pioniere di questo nuovo modo di intendere gli spettacoli e le scene era proprio lui, il principe. Fu una stagione dove la parola riposo era pressoché inesistente, il tempo era scandito da prove, prove, eventi, prove, ingressi al ristorante, prove, chitarrata, prove, uscite sulla neve, prove. Eh si le prove erano fondamentali, il livello degli spettacoli si stava alzando. A quei tempi si potevano fare operazioni che potevano sforare il budget per cui non si badava a spese sia per le scenografie che per i costumi. Alessandro Montuori era un perfezionista e ci teneva che gli spettacoli riuscissero nel migliore dei modi, per cui il lavoro per l’equipe tecnica e non solo di Animazione era veramente tanto, ma doveva anche essere di qualità.

“Le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni” Cita così un vecchio proverbio. Iniziammo a preparare con gli spettacoli di Natale che essendo a ridosso dell’apertura del villaggio venivano preparati per primi, tra l’altro uno di quelli era la rappresentazione della natività che questa volta doveva essere effettuata di fronte al villaggio nel piazzale adibito a solarium. Naturalmente il tutto doveva avere una sua specifica dinamicità i pastori dovevano avere le pecore e vicino ad una capanna che rappresentava la sacra grotta di Betlemme ci dovevano essere pure degli animali da cortile, durante le prove erano stai scelti i personaggi che come stavo ormai iniziando a scoprire erano definiti in senso estetico La Madonna doveva essere carina ma semplice Giuseppe doveva essere credibile il bambinesco era naturalmente un bambolotto, infatti chiedere il permesso di portare sulla neve in fasce un neonato sarebbe stato troppo , e nemmeno con la tutina di Moncler ed il cicciotto sembravano essere strade percorribili per cui il classico Cicciobello sarebbe stato perfetto per l’occasione. Il Mago Furio Al secolo Furio Noceto Tecnico del suono, aveva messo i fari dentro la capanna in modo da illuminare il momento della nascita, Lo scenografo Daniele aveva costruito la capanna… Vennero così letti dei passi del vangelo con delle musiche d’effetto, giusto per alzare il tono emozionale del momento, la notte di natale al di la del mero consumismo è sempre un momento molto particolare, anche intimo, dove magari ti senti anche tu diverso, dove ti sforzi nonostante tutto di sembrare migliore, o forse addirittura buono, e se il contesto lo consente tutto può veramente diventare magico, ma siamo al villaggio e anche la magia ha suoi risvolti emotivi, poi, dipende quali! Ad un tratto le galline uscirono dal recinto e iniziarono a beccare la neve in cerca di briciole che trovavano per altro facilmente visto che in quello spazio si tenevano a pranzo anche dei sontuosi buffet, oppure la gente sulle sedie A sdraio sgranocchiava qualcosa. in poco tempo le galline erano riuscite ad invadere mezzo campo, ma il belo fu che anche le pecore iniziarono a fuggire dal posticcio recinto costruito un po’ frettolosamente dallo scenografo che aveva giustamente pensato ad un elemento scenografico più che ad una struttura contenitivo per bestiame, così in mezzo a quel parapiglia anche l’asino si mise a ragliare ed il bue gli andò dietro. insomma il momento magico si era autodistrutto, ma le risate che ci siamo fatti mentre recuperavamo i poveri animali, incontrastati padroni del solarium, sono memorabili, Anche Alessandro non sapeva se arrabbiarsi o ridere la situazione era veramente comica.

La prima di ogni spettacolo nasconde sempre delle incognite, e come in ogni diretta il problema è sempre dietro l’angolo Tra gli spettacoli di quell’anno ce ne furono almeno un paio nei quali come corpo di ballo si esagerava con la goliardia, La splendida coreografa, Paola Posa, di Cremona, grande professionista nella danza, ce la metteva veramente tutta per insegnarci i movimenti di scena e i passi di danza per ogni balletto ma purtroppo per lei il materiale umano che aveva a disposizione non le rendeva certo merito rispetto al tempo passato per montare uno spettacolo. West Side Story e Starlight Express, erano gli spettacoli di punta, uniti ad un musical di metà settimana che comprendeva vari pezzi musicali internazionali. Molti conosceranno già la trama di West Side Story, ovvero una storia d’amore ambientata nel West Side, quartiere di New York tra Tony Miglior amico del capo degli Jets e Maria, la sorella del capo degli Sharks ovvero le due bande rivali che si scontrano per questioni razziali e territoriali nel West Side di New York. Nel nostro spettacolo i personaggi erano interpretati da Fiorello che era Tony e da Paola che era Maria, sorella in scena di Alessandro. I ragazzi delle gangs invece erano presi dalla crema dei goliardi presenti al villaggio. Finché si doveva ballare non c’erano problemi in quanto, pur goffamente ed a suo modo, ognuno di noi cercava di fare bella figura; Il problema nasceva nei momenti nei quali erano importanti i movimenti di scena, e nella fattispecie gli stessi coincidevano con le risse tra bande rivali, che avrebbero dovuto solo essere simulazioni ma che ben presto si trasformavano in vere proprie scaramucce tra simpatici amici che a turno riservavano a questo o a quel personaggio un trattamento speciale e personalizzato nel quale partivano dei colpi proibiti, non violenti ma abbastanza da sembrarlo per intensità e per intenzione. Tra i personaggi presi di mira in quella stagione c’erano Pino Ragno animatore sui generis che aveva fatto della lingua barese il suo biglietto di presentazione ufficiale, bravo ragazzo ma capace di attirarsi pure qualche piccola antipatia da parte di qualche collega un po’ più malizioso, infatti sopratutto per goliardia, a volte anche un po’ in eccesso, durante la simulazione delle risse si facevano le gare per malmenare i soliti personaggi uno era proprio Pino Ragno che prendeva nonostante tutto la cosa in maniera scherzosa ma non sempre, qualche colpo proibito probabilmente glielo inflissi pure io, Il risultato fu che Alessandro dovette intervenire in riunione per evitare faide interne e rese dei conti durante le varie scene dell’opera musicale di Bernstein.

In quella famosa stagione e sopratutto in quel periodo storico per i villaggi turistici, l’asticella delle cose strane o meglio delle cose che dovevano stupire gli ospiti si stava notevolmente alzando, la cosa valeva per gli spettacoli, per la ristorazione, e un po’ per tutti i servizi agli ospiti del villaggio naturalmente escluse le strutture fisse, fossero esse in muratura o no ma questo a causa del budget che seppur alto non era infinito. Naturalmente ad una mente fertile come quella di Alessandro questo particolare non sfuggiva cosi: – Ragazzi ho avuto un idea, disse Alessandro alla consueta riunione di inizio settimana, per il buffet di pasqua, dobbiamo organizzare una cosa straordinaria- tutti ci guardammo aspettando l’ordine di lavoro, e già immaginavamo il ventri santo passato a dipingere che so, la neve di giallo con le strisce azzurre oppure dipingere il tunnel con un murales… nulla di tutto questo. L’idea era quella di creare un buffet vivente, cosa che era già stata fatta qualche volta in qualche ingresso al ristorante ma si limitava a piazzare dei figuranti in costume vicini ai tavoli imbanditi in modo spettacolare dagli Chef e che servivano anche e sopratutto a contenere gli attacchi di orde di ospiti che sembravano in quel momento un gruppo di tigri e coccodrilli tenuti in gabbia a pane ed acqua per almeno un mese e che davanti al prezioso buffet impazzivano letteralmente e caricavano nei piatti di tutto unendo per risparmiare spazio e viaggi pietanze completamente diverse tra loro ed è così che di fianco ai cannoli ci trovavi i gamberoni oppure il riso in bianco per il bimbo. L’idea del buffet umano andava oltre la semplice rappresentazione un po’ teatrale di personaggi travestiti da varie pietanze… nel buffet di pila 95/96 i figuranti non solo rappresentavano, ma erano le pietanze. Qualcuno direbbe, – si ok ma in che senso?- Mi spiego meglio: venivano allestiti dei grandi banchi come quelli del buffet, poi il figurante doveva assumere una particolare posa in modo da consentire agli ospiti di poter prendere le pietanze, -ok quindi?- partiamo dai personaggi, io dovetti essere gli spaghetti, Fiorello il dolce, La buon anima(r.i.p.) del grande responsabile traffico ed escursioni Ninni Bertorotta, il maialino, la hostess il pesce con un costume da sirena, altri mi sfuggono, ma proviamo ad immaginare, ricostruiamo la scena… Fiorello in costume da bagno con una cuffia da nuoto in testa veniva cosparso a pennellate di cioccolato vero interamente, e mentre assumeva quella posa plastica venivano inserite sul tavolo: torte budini meringhe e cioccolato fuso assieme a frutta da intingere, nemmeno sotto tortura rivelerò le frasi irripetibili che ho ascoltato durante la preparazione di quel bellissimo buffet, naturalmente anche le mie, perchè la mia sorte non fu migliore, mi fecero sdraiare sul banchetto con la testa appoggiata ad un cuscino, e fin li anche cin costumino da bagno nulla di particolarmente fastidioso ma la sensazione quando mi versarono a coprirmi non so quanti chili di spaghetti all’astice e ai gamberoni pronti per essere consumati non è descrivibile, certo l’ilarità che suscitavano queste pratiche era incredibile, il Maialetto Ninni invece stava in ginocchio, chinato in avanti sui gomiti pure lui conciato e truccato ma l’onta più grande la subì con la mela in bocca, anche li la carne di maiale era a guarnirlo. Vi assicuro che più di qualche persona prese la cioccolata direttamente dal corpo di Fiorello, più di una persona mi punse con la forchetta nel maldestro tentativo di accaparrarsi un gamberone assieme a degli spaghetti, e più di una persona punse il Povero Ninni prendendo qualche pezzo di porceddu, alla Hostess che già rappresentava il pesce furono fatte solo le foto poiché i vari cocktail di gamberi erano posti in dei bicchieri. Naturalmente quel buffet fu un successo, al giorno d’oggi sarebbe impensabile replicare il buffet vivente che sebbene fosse divertente ed era stata persino replicata in altri in altri villaggi, avrebbe avuto oggi contro tutte le norme sanitarie e i ristoranti sarebbero stati chiusi dai NAS a tempo di record. Purtroppo non ho documentazione fotografica dell’evento ma nessuno dei presenti potrebbe smentire in ogni caso quella situazione. Venne così il giorno in cui Ale decise assieme alla coreografa di montare lo spettacolo che sarebbe stato la chiusura della settimana, quindi lo spettacolo di punta. Startlight Express, è un musical scritto da Sir. Andrew Lloyd Webber lo stesso musicista e drammaturgo che avevan quel Moment scritto il più famoso Jesus Christ Superstar, e che Alessandro con l’equipe di Pollina avevano portato in scena l’estate precedente. Il montaggio di quello spettacolo era veramente importante, la struttura era quella del contenitore dove in una scenografia si avvicendavano vari personaggi che davano vita a movimenti di scena e balletti. La scenografia di Starlight Express era unica nel suo genere, il palco era una struttura futuristica, ed i costumi ancor di più, variopinti, scintillanti, metallici. ma la particolarità più evidente era una pista rialzata fatta costruire in legno attorno al teatro che partiva da un lato di una quinta e dopo un percorso che passava dietro i pubblico, rientrava sul palco dal lato opposto della scena. la storia dello spettacolo parlava di treni ed Alessandro aveva voluto costruire una ferrovia o almeno una struttura analoga per rappresentare gare che i vari treni personificati da questo o quel personaggio avrebbero dovuto vincere per aggiudicarsi il titolo di Starlight Express, il miglior treno dell’anno. A Pollina all’aperto la stagione precedente anche grazie all’equipe, Ale era riuscito a far competere i treni (umani) cercando di imitare nel modo più fedele il musical Londinese nella fattispecie i ballerini erano tutti su pattini a rotelle rendendo più verosimile la scena ferroviaria. A Pila a causa della scarsa attitudine al pattinaggio di molti e alla difficoltà di reperire materiale per le pedane abbastanza resistente oltre che sicuro per gli ospiti non si erano potuti usare i pattini, quindi le gare erano gare di corsa. E meno male, poiché anche a piedi era successo più di una volta che qualcuno sbandasse eccessivamente o scivolasse sulla pedana di legno deragliando rovinosamente per fortuna senza conseguenze.

In quello spettacolo si iniziavano ad intravvedere i primi segnali di quello che in seguito sarebbe diventato il nuovo mood degli spettacoli Valtur ovvero scenografie super, costumi bellissimi movimenti di scena teatrali puntando ad una qualità che per l’epoca era considerata altissima, infatti più avanti seguirono altri musical quali “Cats” “Il Fantasma dell’opera” Sempre di Weber “Se il tempo fosse un gambero” Del regista Garinei scritto da Jaia FIastri e da Zapponi, in pratica spettacoli con la S maiuscola in cui contava tantissimo la recitazione ma vi era una particolarissima attenzione ai dettagli, scenografici, di costumi e trucchi oltre che del suono e luci. Il tutto al netto naturalmente degli show improvvisati di Fiorello che la facevano in ogni caso da padrone facendo divertire l’equipe e non solo gli ospiti ma questa è un’altra storia di cui ho già parlato e di cui magari ritornerò a parlare.

Alessandro in questa parte recitava, pure lui truccatissimo, la parte del grande vecchio Lo Starlight Express che grazie alla sua forza d’animo sapeva infondere fiducia nel più giovane talentuoso ma insicuro Rusty interpretato a Pila da Andrea Asti, (futuro Capo Villaggio) che avrebbe dovuto competere con degli avversari molto più forti di Lui ma che alla fine sarebbe stato il treno vincitore. Direi che questa è un po’ una metafora di vita, e anche la storia del leggendario Alessandro Montuori, un altro tra i grandi capo-villaggio che Valtur ha avuto alle proprie dipendenze. Più avanti e parlando di altre stagioni racconterò altro su di lui, magari parlando della sua splendida e dolcissima moglie Carol e della bellissima figlia Giulia che in molti di noi hanno tenuto in braccio da bambina piccola ma che al momento non era ancora nata. In quella Stagione a Pila incontrai tra i tanti, anche un personaggio che in seguito sarebbe diventato pure lui capo-villaggio, ma che all’epoca si occupava di organizzare il centro sci di Pila Valtur mantenendo i contatti con tutto il comprensorio sciistico di Pila, le scuole di sci e le varie amministrazioni Valdostane.

Mario dal Santo è ed era una persona un po’ riservata, maestro di sci e guida alpina, molto seria nel suo lavoro ,anche dal punto di vista dell’organizzazione; di poche ma schiette parole, non badava a fronzoli ma come ogni uomo di montagna che si rispetti era un grande pragmatico e lavoratore, sin qui nulla di particolare, oddio, se vogliamo proprio aggiungere qualche notizia su di lui possiamo aggiungere che era sposato con una splendida donna che lavorava con noi, maestra di sci ed istruttrice di educazione fisica, Luisa Gualazzi, Insegnante di educazione fisica e maestra di sci e che con lei condivide l’amore per la splendida Alisee, un ‘altra figlia dei villaggi che ora dopo aver passato un infanzia tra un villaggio ad un altro è diventata allenatrice della nazionale francese di ginnastica artistica, che dire, una famiglia di fenomeni.

La figlia di Alessandro e Carol Giulia Montuori e Alisee figlia di Mario Dal santo e Luisa Gualazzi. Due tra le molte incredibili figlie del villaggio. foto storica.

Non poteva essere da meno il loro animale di famiglia al secolo: Rambo un cane pastore tedesco. In molti villaggi la simbiosi tra servizi o tra persone è importante ed ha creato grandi successi, ma quando questo rapporto si crea tra uomo e animale, assume dei connotati ancor più importanti. Un giorno Mario ed il suo pastore tedesco addestrato a Sona vicino Verona dove si trova un’importante scuola di addestramento per cani da valanga e cani guida, stavano percorrendo un tratto di pista di non ricordo quale parte del comprensorio sciistico valdostano, forse proprio Pila,

la giornata era bella ed il clima cominciava ad essere primaverile, cosa che in montagna d’inverno non è per forza una buona notizia, la coppia stava per tornare verso casa quando ad un tratto dal versante della montagna si staccò una grande massa di neve, la valanga dopo poco investì la coppia e l’umano, Mario, rimase nonostante fosse uno sciatore provetto rimase sepolto da più di un metro di neve, dovette richiamare tutte le forze e concentrarsi , la massa di neve che lo ricopriva non faceva passare l’ossigeno, la situazione era veramente critica, la sua vita era in pericolo e se ne rendeva completamente conto, non sapeva se fosse a testa in giù o in su o di fianco o a quanti metri sotto la neve fosse. si era ricavato grazie ad un po’ di esperienza una piccola nicchia facendo scudo con il corpo ma la respirazione era problematica, e poi l’ipotermia era in agguato i muscoli avevano cominciato a rattrappirsi, e in cuor suo temeva il peggio… Rambo invece era riuscito a scampare da quella massa di neve e con l’agilità del giovane pastore tedesco era riuscito a rimanere in superficie. l’intelligenza e l’affetto simbiotico del giovane quadrupede lo portò immediatamente a cercare di capire dove fosse il suo padrone, il suo umano a cui teneva moltissimo, e si mise a scavare con una tenacia ed una forza che solo un grande amore e motivazione possono darti. Mario sepolto dalla neve e stordito non poteva parlare e stava per abbandonarsi all’oblio, quando un rumore lo fece trasecolare e risvegliare dal torpore in cui era caduto, e quel rumore di qualcosa o qualcuno che scava gli diede immediatamente forza e sopratutto speranza, in poco tempo il rumore si manifestò sotto forma di zampe che con vigore toglievano la neve che lo stava ricoprendo e la felicità fu immensa quando sentì la lingua della bestiola leccargli le guance, e guaire in segno di affetto, Rambo aveva ritrovato l’amico perduto e Mario aveva ritrovato la vita che stava sfuggendogli causa di quel brutto evento inaspettato. Tutti capiranno che storia d’amore si celi tra queste righe e in seguito, conoscendoli, tutti fummo invidiosi dell’incredibile rapporto tra Il capocentro Mario dal santo ed il suo Amico Rambo. La bestiola era presentata alla stregua di un umano alle presentazione dell’equipe e diveniva la mascotte del villaggio ogni settimana, nonostante portasse la pettorina del salvataggio che gli dava quella certa autorevolezza, un eroe buono, così lo aveva battezzato il TG3 in un servizio sull’evento.

Quella Stagione fu anche travagliata, ricordo che ai tempi la discoteca del villaggio viveva piuttosto bene e questo era diventato meta di richieste di persone varie che cercavano chiedendo e non di poter accedere a quel locale che fondamentalmente era privato ma che qualcuno non voleva accettare. Capitava spesso che qualcuno chiamasse il villaggio chiedendo di entrare, alcune persone prenotavano addirittura la cena o per le feste, anche il veglione, per il villaggio era un modo di incassare infatti qualche extra, gli avventori pagavano il pranzo o la cena e poi consumavano al Bar, un’organizzazione che permetteva di guadagnare con il minimo sforzo, tuttavia dopo cena apriva la discoteca e allora come dicevo qualcuno chiamava per accreditarsi, spesso erano maestri di sci con ospiti oppure allenatori con atleti che avevano disputato qualche gara di coppa Europa di sci, insomma nulla da dire, ma approfittando di alcuni ingressi qualcuno cercava di unirsi ai gruppi senza autorizzazione. Una delle peculiarità di quelli con un minimo di esperienza del villaggio era quella di saper riconoscere i cosidetti “imbucati” e nella grande maggioranza dei casi capaci di chiamare il servizio di guardiania o avvisare il capo villaggio oppure di chiudere un occhio e monitorare una situazione che poteva essere nel suo divenire o tranquillissima, qualche ragazzo che vuol fare un giro solo per bere qualcosa in genere non da problemi, oppure esplosiva. Ciò succedeva quando alcuni personaggi che magari non erano molto pratici di diplomazia e sicuramente con qualche bicchiere in più sulle spalle cercavano di entrare e infastidire ragazze o inservienti. I ricordi di quegli eventi mi fanno sorridere orche se il senso della parola equipe voleva dire mille cose, in genere non si allude certo a un gruppo di persone che partono a difendere un territorio privato. Appena succedeva qualche screzio non partiva una persona a discutere, ne partivano dieci e poi venti. Ricordo L’amico Gianluca Bartoni, che poi era anche il mio compagno di stanza che in presenza di quelle situazioni mi guardava e sfilatosi il Rolex e tolta la giacca me le consegnava e andava dove c’era da menar le mani. – Giu’, tiemme la giacca e me raccomanno, l’orologgio! – diceva con il suo accento Romano, e li si univa al gruppo degli altri più grossi che come Opliti dell’antica Grecia partivano a difendere la loro terra. Nessuno si fece mai male veramente anche perchè la forza dell’equipe giocando in casa era soverchiante, e in ogni caso c’erano sempre dei pacieri che conoscevano questo o quel personaggio riuscendo applicare gli istinti.in ogni caso erano tutto sommato screzi leali e a nessuno sarebbe saltato in mente di usare armi o cose che potessero fare veramente male. in genere il tutto finiva con l’arrivo della locale pattuglia dei Carabinieri o nella migliore delle ipotesi con un chiarimento che terminava con una bevuta tra le parti contundenti. Mi sorprese e ricordo l’episodio con grande divertimento quella volta che vidi Alessandro perdere il suo tipico applombe e scagliarsi contro uno di quei personaggi che aveva compiuto l’invasione di campo. – Ale, qualcuno sta dando fastidio alle hostess e ha dato uno spintone a uno dei nostri che era intervenuto per redarguirlo.- Così disse uno di noi, rivolgendosi ad Ale Montuori che al momento stava chiacchierando piacevolmente con degli ospiti al Bar, Ale ando’ immediatamente su tutte le furie e scese il piano che separava la zona bar teatro da quella della discoteca dove si sentivano le urla dei contendenti, era una vera e propria rissa, fortunatamente volavano solo spintoni e insulti. Vedendo arrivare Alessandro dei clienti provarono a trattenerlo per proteggerlo dal parapiglia e per evitare che si compromettesse, -No, dai Ale lasciali fare , dai son ragazzi- ” non lasciatemi andare” rispose, urlando, ” ci sono i miei ragazzi li, c’è la mia equipe” Fu abbastanza autorevole lo lasciarono andare, in fondo era il capo e il fatto che volesse in qualche modo proteggere i suoi ragazzi era una cosa giusta e buona, io presente alla scena con l’orologio del Bartoni al polso e la sua giacca di cachemire beige ero poco distante e potevo sentire tutto, ma non potei trattenere una sciocca e stupida risata quando vidi Alessandro andare ad affrontare il principale contendente e puntandogli il dito dire: (figlio di..? no! testa di…? No! come ti permetti!… noooo ) disse: “Ehi tu, Faccia di Caucciu’!- Non mi trattenni, non è colpa mia, ma giuro, non mi aspettavo che Ale riuscisse a trattenere le parolacce in quella situazione e in mezzo ad una lite che sembrava essere importante quelle parole mi erano sembrate talmente fuori registro che a pensarci ancora sto ridendo. Tuttavia gli occhi e lo sguardo di Alessandro Montuori non volevano dire semplicemente “faccia di Caucciu'”, erano molto più eloquenti. La contesa termino’ alla fine con l’allontanamento del gruppo di invasori senza spargimenti di sangue… E comunque Ale anche con quel linguaggio, con il suo spirito di protezione per i suoi ragazzi, la sua l’equipe, aveva confermato di meritarsi non a caso il titolo nobiliare che tutti ad honorem gli hanno sempre riconosciuto e non solo per una presunta grandezze caratteriale: il titolo di Principe. Scendo di livello almeno a livello sciistico, anche a Pila era garantito ai clienti sulla neve il servizio grappa e modestamente ero diventato uno dei più conosciuti grappaioli di tutto il comprensorio. qui sotto potete infatti notare gli effetti a volte devastanti dei vapori di acquavite sul portatore di grappa, stenderei già qui un velo pietoso. anche perchè ho altri ricordi che riguardano altre stagioni e mi piacerebbe contestualizzare le cose al meglio.

Se siete arrivati sin qui, Bravi, Vorrei ricordare altri personaggi che hanno vissuto quella stagione, anche se so che ne dimenticherò più di qualcuno, Maurizio Leporatti che condivideva la stanza assieme a me e Gianluca Bartoni, Paolo Gaia, Carlo Brioschi, Maurizio Mele, i Maestri di sci di Pila, Lina Culla, Roberta Maria Oleastri, Le sorelle Gentileschi, Bernie Cherubini, I fratelli Cocuccioni, Giko, Barbara Gagni, Pino Ragno, Bruno Ottone di Torino, Furio Noceto, la grande Enrica Tarquini (RIP) Giancarlo Luisiardi, Cristina D’ottavio, Gianluca Bartoni, Maurizio Leporatti, Ivano Abbondanza… tanti nomi Storici della grande Valtur. Naturalmente ho dimenticato un sacco di gente e se vi venisse in mente, segnalatemelo che la aggiungero’ al più presto, magari mi torna in mente qualche aneddoto emozione che abbiamo condiviso assieme. Eh si perchè qui parlo di quelle che sono state le mie sensazioni al di la degli episodi comici o meno. Sensazioni indelebili che mi hanno portato a scrivere rivivendo questa avventura nel mondo Valtur.

Ciao e alla prossima!!!!!!!

Dedicato A Ninni Bertorotta, Enrica Tarquini, Pino Ranzino (RIP)

CREDITS: RINGRAZIAMENTI

  • VRT per la concessione delle immagini
  • Mario dal Santo: Ho preso delle foto dal suo profilo personale. regione val d’Aosta

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3 risposte a VALTUR Memories: PILA 85/86

  1. Avatar di Elisabetta detta Betta 😉 Elisabetta detta Betta 😉 ha detto:

    E tutti i bei costumi degli spettacoli, per le belle entrate al ristorante, sia a El Kebir che a Pila? Ciao Giulio🤗

  2. Avatar di Ale Ale ha detto:

    g r a z i e: troppo buono!!!

    in tutti i modi, le mie mani battono per te!

    👏👏👏👏👏

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